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Con Walter Veltroni Tor Vergata non dimentica

Articolo Generico Con Walter Veltroni Tor Vergata non dimentica

In attesa del 27 gennaio, data istituita dal Parlamento Italiano come giorno della Memoria della Shoah, ieri, presso l’Aula Verde della facoltà di Lettere Walter Veltroni, Copresidente del Summit dei Premi Nobel per la Pace, ha intrattenuto la platea con una splendida relazione dal titolo "Auschwitz e il principio di responsabilità civile, morale e politica oggi".
Il 27 gennaio del 1945 un gruppo di soldati dell'Armata Rossa aprì i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz scoprendo e mostrando al mondo intero gli orrori del nazismo e dell’ideologia antisemita.

Come si fa a dimenticare?

E’ con questo quesito che esordisce Walter Veltroni, dopo una breve introduzione della prof.ssa Marina Formica, docente di Storia Moderna e di Riccardo Shmuel Di Segni, Rabbino capo della comunità ebraica di Roma.

Come è potuto accadere?

Comincio dalla fine – inizia Veltroni - dal rischio che avverto da diverso tempo che molti dei germi che portarono all’avvento del fascismo e del nazismo possano ripresentarsi, dalla consapevolezza che quando nel cuore del tessuto sociale l’elemento della paura è quello dominante è il momento in cui bisogna maggiormente preoccuparsi. L’aula, gremita, ascolta rapita l’ex sindaco di Roma che tanto ha fatto per il progetto della Memoria: La memoria è fondamentale, è qualcosa che deve essere rivisitata senza preconcetti, mettendo insieme razionalità ed emozioni, perché la memoria è l’unico strumento con cui noi possiamo conoscere la storia, il passato ma anche e soprattutto chi siamo veramente. Per me, per me personalmente, cercare di capire Auschwitz è cercare di capire, in fondo, il senso stesso della mia esistenza.
Sono tanti i temi trattati: gli esperimenti medici sui bambini, i viaggi nei campi di concentramento, le esperienze letterarie e poetiche legate alla Shoah, il rapporto tra quest’ultima e la religione (Come è potuta accadere la Shoah se esiste veramente un Dio?) le leggi razziali e l’indifferenza: quando furono approvate le leggi razziali in Italia il paese non si indignò, il 17 ottobre Roma non è insorta, perché avevano portato via 1020 cittadini dal proprio cuore pulsante.

Non solo passato ma anche presente: l’idea di presunzione della superiorità della razza è un’idea che scatta ciclicamente nella storia, a Sarajevo, tanto per fare un esempio, ragazzi che fino al giorno prima dividevano lo stesso banco, il giorno dopo, erano pronti ad uccidersi perché appartenenti a gruppi etnico-culturali diversi.
L’identità di un popolo
- continua Veltroni - è una cosa importante, è il perfetto equilibrio tra identità e apertura; vuol dire essere se stessi ma avere voglia di viaggiare nella ricerca verso gli altri.
L’autore di Noi saluta gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata ricordando le parole di Martin Luther King: Allora il mondo cambiò perché si affermò una cultura diversa e se quarant’anni dopo uno di quei bambini di cui parlava Martin Luther King è il primo Presidente nero degli Stati Uniti d’America vuol dire che abbiamo fatto della strada. Per questo è nostro dovere continuare il cammino di ricerca della verità e perfino il cammino di ricerca dei responsabili.

L’applauso dura più di un minuto.

Federica Lorini


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