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MOTO NAIROBI @ RIFF (14 apr 2007) | Radio Tor Vergata
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MOTO NAIROBI @ RIFF (14 apr 2007)

Articolo Generico

Kenya. Nairobi. Siamo in uno slum. Un giovane cammina per la strada indossando una maglietta di Ernesto “Che” Guevara. Ci sono suoi coetanei così vestiti anche in Italia, in Argentina, o negli Usa. Questi ragazzi sono la globalizzazione, ma incarnano anche la comunanza di idee e di speranze che avvicina gli abitanti dei diversi continenti. Se questa vicinanza sia o no mediata da una semplice retorica o da un insulso consumismo non importa molto in questa sede; ma è significativa perché aiuta a trovare del vero nell’affermazione di Lorenzo Sturiale, giovane regista romano di Moto Nairobi (insieme a Raoul Garzia, anch’egli romano), che prende la parola a fine proiezione.

Il suo film documentario, in competizione al RIFF, è stato girato in diciotto giorni proprio a Nairobi, dove il regista ha potuto constatare quanto la società africana sia vicina alla nostra. Questa esperienza l’ha portato a credere che il mondo non deve essere assolutamente diviso.C’è una base comune sulla quale costruire le relazioni tra Paesi, muovere aiuti e anche, semplicemente, osservare e giudicare. La visione di questa base appare però sfocata durante la visione del documentario.

Le testimonianze di giovani abitanti degli slums (baraccopoli delle città del Kenya) e di un prete comboniano italiano che opera a Nairobi (al Kivuli center, associazione di volontari che si occupa dell’educazione di giovanili strada) ci presentano un mondo nel quale povertà radicata, diffusione ormai quasi epidemica dell’Hiv e bambini costretti a vivere senza famiglia per le strade la fanno da padrone.

È difficile trovare affinità tra una tale realtà e la nostra, ma forse la chiave di lettura e la ricerca della base comune stanno proprio nelle persone. Le persone alle quali il regista ed i suoi collaboratori hanno lasciato alcuni mezzi tecnici utilizzati per girare il documentario.
Anche il giovane africano con la maglia del Che ha voglia di raccontarsi e di creare, proprio come i suoi coetanei italiani, argentini, statunitensi. E, a detta del regista, l’Africa può dare molto, con i suoi racconti, anche ai nostri forse un po’ infiacchiti…

Sara Rossetti


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