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Notte della ricerca: ITER: progetto di fusione nucleare. Intervista a Giuseppe Mazzitelli | Radio Tor Vergata
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Notte della ricerca: ITER: progetto di fusione nucleare. Intervista a Giuseppe Mazzitelli

Intervista

Durante la settimana della scienza che ha preceduto la notte dedicata alla ricerca, molto si è parlato dei progressi umani nel campo dell’energia. Il polo scientifico di Frascati è un centro di eccellenza per quanto riguarda le nuove tecnologie, e possiede laboratori all’avanguardia che si occupano da anni dell’utilizzo della fusione nucleare come fonte di energia.
Abbiamo partecipato alla conferenza “Imbrigliare l’energia delle stelle”, il cui eloquente titolo avrebbe affascinato anche persone poco preparate in materia. Il professor Giuseppe Mazzitelli, durante i sessanta minuti a sua disposizione, ci ha presentato i progressi e le difficoltà della ricerca sulla fusione nucleare parlandoci anche di ITER, una macchina che è il futuro delle ricerche scientifiche sul nucleare, un progetto internazionale che vede coinvolta anche l’Unione Europea e i laboratori di Frascati . Dopo la piacevole ora trascorsa presso la sala conferenze dell’ hotel Cacciani, il professor Mazzitelli si è seduto con noi per approfondire alcuni aspetti della sua esposizione.

M: Professore, per cominciare una domanda banale. Che differenza c’è tra la ben nota fissione nucleare e la pionieristica fusione?

G.M: Iniziamo dal punto di vista ambientale. Sia l’energia nucleare da fissione che l’energia prodotta dalla fusione non producono gas nocivi per l’atmosfera, quelli che sono responsabili dell’effetto serra come ad esempio l’anidride carbonica. A differenza però della fissione, nelle centrali a fusione non potranno sicuramente verificarsi eventi come quello di Chernobyl e in più non c’è il problema di scorie radioattive, ovvero non c’è la necessità di conservare materiali pericolosi per lunghissimi periodi. L’unica “scoria” risulta essere la centrale stessa, ma nel giro di pochi decenni diventa sicura come qualsiasi altra struttura.
M: Mi sta quindi dicendo che nelle centrali a fusione non ci saranno problemi riguardo la proliferazione delle scorie per la fabbricazione di armi nucleari…
G.M: Assolutamente no, nel campo della fusione sicuramente no. Dal punto di vista dei costi, per riprendere la sua precedente domanda, questo è un po’ il problema principale, perché le macchine sperimentali sono sicuramente delle macchine complesse, le quali richiedono degli investimenti notevoli, però è anche vero che questi investimenti verranno ripagati dal basso costo dell’energia prodotta. Per farle un esempio, l’energia ricavata dai reattori a fusione avrà un costo secondo le nostre stime paragonabile al costo dell’elettricità prodotta sfruttando le fonti alternative quali il solare.
M: Niente stangate sulle bollette quindi! Per quanto riguarda le materie prime utilizzate nella fusione, cosa ci può dire dei costi in termini di risorse naturali?
G.M: Dunque, i combustibili della fusione sono il deuterio, che è un isotopo dell’idrogeno, che si trova in natura dell’acqua. Quindi qualunque posto dove si trova una discreta fonte d’acqua è adatto alla realizzazione di una centrale a fusione. In questo senso significa che non esisterà nessun paese che deterrà l’egemonìa sulle risorse energetiche come accade adesso.
L’altro elemento necessario alla fusione è il trizio, altro isotopo dell’idrogeno non presente in natura. Abbiamo imparato a ricavare quest’elemento direttamente nel reattore a partire dal Litio, elemento abbondante, disponibile ovunque.

M: Per essere ottimisti, questa tecnologia all’avanguardia potrebbe sostituire l’utilizzo delle fonti fossili (petrolio, carbone, gas n.d.r) che di fatto danneggiano gli equilibri del nostro pianeta.
G.M credo che una delle cose più importanti che in questi anni è stata compresa da tutti, è che la Terra è una, le risorse della Terra sono limitate, quindi è dovere di tutti non sprecarle. In questo senso la fusione rappresenta secondo me l’unica fonte di energia che è in grado di garantire uno sviluppo sostenibile per l’umanità compatibile con quelle che sono le richieste ambientali.
M: Nel dibattito che è seguito alla sua conferenza, lei ci ha detto che la tecnologia dei reattori a fusione nucleare sarà disponibile tra circa 50 anni. Ha anche detto che il ruolo delle nuove generazioni sarà fondamentale. Quali sono i requisiti quindi i titoli di laurea più richiesti in questo settore al momento?
G.M: Sono soprattutto richieste lauree di tipo scientifico, quindi ingegneria, in fisica, anche in chimica.
M: Nel dibattito si è anche parlato dei progetti per gli studenti qui a Frascati.

G.M: Il nostro è un laboratorio che è ovviamente aperto ai ragazzi, e offre tutta una serie di possibilità che vanno dai tirocini agli stage, fino alle tesi di laurea sia di primo che di secondo livello. Il numero degli argomenti trattati è talmente vasto che non credo di poterlo sintetizzare. Invito tutti a visitare il nostro sito web www.fusione.enea.it o www.enea.it dove c’è l’elenco di tutti i progetti disponibili.

Marco "Marcozzo" Beneduce

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