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Notte della ricerca: I laser nella conservazione e pulitura delle opere d'arte. Intervista a Valeria Spizzichini | Radio Tor Vergata
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Notte della ricerca: I laser nella conservazione e pulitura delle opere d'arte. Intervista a Valeria Spizzichini

Intervista

Quando sento parlare di laser mi viene in mente un’unica cosa : “Star Wars”.
Il campo in cui stiamo per avventurarci però è ben lontano da combattimenti interstellari, ma non per questo meno interessante.
Ci troviamo al “Bar Belvedere” di Frascati in occasione della settimana dedicata alla scienza.
La conferenza che ha catturato la nostra curiosità è stata presentata dalla ricercatrice Valeria Spizzichini, laureata in chimica, è stata impegnata nel progetto TECSIS (TECnologie e diagnostiche per i SIti archeologici del Sud). L’argomento che è stato trattato dalla Dottoressa Spizzichini ha riguardato i Laser e il loro impiego finalizzato alla conservazione dei Beni Culturali.
Perché dovremmo utilizzare i laser invece del classico metodo tradizionale?Quali sono i vantaggi di questa tecnica?Che tipo di approccio viene  attualmente perseguito per la protezione dei capolavori dagli attacchi dell’ambiente e dall’invecchiamento?
Calma, siate pazienti. La Dottoressa Spizzichini placherà la nostra sete di sapere.
La conferenza ha avuto inizio con una breve introduzione sulle caratteristiche dei laser : monocromaticità, coerenza, possibilità di formare un raggio rettilineo molto collimato, alta brillanza (alte potenze in piccole aree), sono i parametri con cui vengono definiti i laser in questione.
Applicazioni specifiche per la caratterizzazione di superfici di interesse nella tutela dei Beni Culturali sono state considerate in etere, in atmosfera controllata ed in acqua.
Le problematiche relative ai Beni Culturali sono principalmente sia di tipo qualitative che semiquantitative; l’esperto dovrà quindi dedicarsi alla pulitura della superficie, dopo un’attenta analisi dell’opera, e alla fruibilità della stessa, cercando di stabilire l’epoca e/o la provenienza del manufatto. I laser sono in grado di rimuovere croste nere su materiali lapidei, prodotti di corrosione su materiali metallici, prodotti superficiali di biodeterioramento, con il vantaggio di possedere un’elevata selettività in assenza di contatto fisico con la superficie, e avendo la capacità di effettuare una rimozione progressiva dell’alterazione.
L’adozione del laser per il restauro risponde alla necessità di adeguamento tecnologico delle moderne imprese di restauro e alle richieste sempre più frequenti di impiego dei laser da parte degli organismi pubblici preposti alla tutela.
L’analisi chimica dell’opera viene affrontata con l’utilizzo di due tecniche : la LIBS ( Laser Induced Breakdown Spectroscopy ) , e la LIF ( Laser Induced Fluorescence).
La tecnica LIBS si basa sulla vaporizzazione laser degli strati superficiali di campione e sulla successiva caratterizzazione spettroscopica dell’emissione ottica del plasma generato nel processo.
I vantaggi della LIF si riscontrano nell’individuazione di precedenti interventi sull’opera, presenza di microrganismi pericolosi e per identificare un eventuale falso. Inoltre è in grado di dare informazioni riguardo il disegno preparatorio o la prima stesura dell’opera.
L’ITR ( Radar Topologico ad Immagine ) aumenta la fruibilità delle opere consentendo di avvicinarsi ai capolavori con un’esperienza estetica e sensoriale sempre più convincente : ricostruzione tridimensionale dell’opera e dei colori sempre più naturali.
I lavori di restauro effettuati nella Cappella Carafa della chiesa di S. Maria sopra Minerva sono un esempio lampante con cui viene confermata l’efficacia dell’ITR.
Queste tecniche possono combinarsi tra loro per aumentarne la potenzialità : combinando la LIBS con la tecnica Speckle, per esempio , è possibile individuare i punti di discontinuità del materiale di una specifica opera. ( L’investimento finanziario di un ente privato in questi progetti di ricerca sarebbero un notevole contributo al miglioramento e alla possibilità di divulgazione di queste tecniche, che per la loro complessità e precisione richiedono un’ingente quantità di denaro sia per la fase di progettazione che per la fase di realizzazione).
Si è inoltre parlato degli eventuali effetti negativi che possono scaturire dall’utilizzo dei laser, che a quanto pare sono decisamente trascurabili se paragonati ai benefici che si ottengono usufruendo di queste tecnologie. Infatti l’unico danno che viene riportato sull’opera è un forellino di pochi micrometri che permette al laser di svolgere il lavoro per cui è stato progettato.
Riportiamo di seguito alcune delle domande che noi di Radio Tor Vergata abbiamo rivolto alla Dottoressa Spizzichini al termine della conferenza.

Cosa può dirci riguardo ad eventuali danni a lungo termine?

La LIBS è una tecnica basata sull’ablazione laser e il danno che si ha è quello che rimarrà nel tempo.
La LIF  è relativamente distruttiva; si parla infatti di microdanni. Il microcratere che viene eseguito sull’opera è l’unico intervento che può provocare alterazione della stessa; i danni di cui si parla quindi sono immediati e non a lungo termine.

Da quanto tempo viene usata questa tecnica (LIBS)?

Più o meno dagli anni Settanta, ma la sua vera fortuna è iniziata intorno agli anni Novanta.

Perché scegliere questa tecnica piuttosto che le tecniche tradizionali?

Innanzi tutto ci sono dei grandi vantaggi nella fase della pulizia. Con la pulizia laser si ha un risparmio di tempo e richiede un’equipe di poche persone, e si possono pulire superfici che con altre tecniche risulterebbe  più difficile pulire.
Quindi la LIBS è più veloce, è più immediata, e non provoca alcun danno rilevante distruzione, cosa che invece avviene utilizzando le tecniche ICP e la fluorescenza a raggi X.
La fluorescenza a raggi X non è continua come analisi : ci sono molte sovrapposizioni tra i vari elementi, quindi ci possono essere dei buchi nel riconoscimento atomico. E poi passare le giornate di fronte a macchine che producono raggi X per la fluorescenze non è tra le attività più consigliate. Si tratta di radiografie, questo è vero, ma è sempre una macchina a raggi X.. La mancanza di univocità dell’analisi provoca anche una certa difficoltà nell’ottenere un’analisi quantitativa esatta.
La LIBS e ITR sono accomunate per molti aspetti e hanno il vantaggio di richiedere solo l’accesso ottico. Se voi avete una cripta, ad esempio, che prevede  un accesso piccolo, non potendo abbattere una parete prima di sapere cosa c’è dietro, ecco lì c’è bisogno del solo accesso ottico; lo strumento dall’esterno manda il raggio laser all’interno riuscendo a fare un’analisi della struttura e dell’opera che sta dentro. Quindi la necessità di uno strumento ottico ha un grandissimo vantaggio e la LIBS, se si  ha a disposizione un database, è la più rapida tra tutte le tecniche : si saltano molti passaggi, per esempio sul riconoscimento di microbatteri. Purtroppo lo svantaggio può essere il costo abbastanza elevato delle apparecchiature.

Quali sono le procedure e i metodi per assicurare la veridicità di un’opera d’arte, per  capire che non si tratta di un falso? Risulta più difficile con  le opere del ‘900 dal momento che solitamente si usa il parametro invecchiamento per verificare se un’opera è vera o falsa?

L’invecchiamento non è il solo parametro che viene utilizzato per l’identificazione di un’opera; la composizione, l’utilizzo di materiali più scadenti sono altri fattori da prendere in considerazione. L’unione di più tecniche permette inoltre di capire se si tratta di un falso o di un autentico, anche in assenza del fattore invecchiamento .Un qualche riferimento occorre averlo in ogni caso; devi sapere più o meno a cosa ti stai rifacendo, perché nessuna delle tecniche che ho mostrato durante la conferenza è una tecnica di datazione. Può esserlo in modo indiretto però :  se so per certo, ad esempio, che tutti i bronzi appartenenti al periodo etrusco venivano fatti con i metalli estratti dall’isola d’Elba, e si conosce la composizione di quei metalli, so che se trovo un bronzo con una composizione completamente diversa, quasi sicuramente non è di quell’epoca, e può quindi trattarsi di un falso.

Per quanto riguarda i finanziamenti : che tipologia di attenzioni riceve questa ricerca?

Il contesto generale della ricerca è poco finanziato.
Però questa tecnica va abbastanza di moda. Noi ad esempio abbiamo avuto un progetto piuttosto grande, il progetto TECSIS, finito qualche anno fa. C’è molto interessamento a dire la verità. Potrebbero esserci investimenti dal settore privato, nel caso per esempio di un intervento in qualche progetto. Purtroppo il problema dei finanziamenti da parte di enti pubblici è legato spesso alla burocrazia.

La sua più grande ambizione lavorativa?

È complicato. Mi mettete in difficoltà con questa domanda.
Direi fare un lavoro che possa unire alla ricerca anche un minimo di routine. Lavorare in un grande museo, dove sei a  contatto con delle opere, magari ancora sconosciute, di cui puoi andare a scoprire il valore con queste tecniche. Quindi non c’è un’opera in particolare, ma un progetto lavorativo mi piacerebbe tanto.

Eleonora Salvati & Martina Cesaretti

Citazioni e Riferimenti

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