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Teatro 30..e lode! Valerio Binasco e Azzurra Antonacci presentano "L'intervista" | Radio Tor Vergata
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Teatro 30..e lode! Valerio Binasco e Azzurra Antonacci presentano "L'intervista"

Articolo Generico Teatro 30..e lode! Valerio Binasco e Azzurra Antonacci presentano "L'intervista"
Informazioni
19/02/2009
Facoltà di Lettere e Filosofia

“TEATRO 30 E LODE”

Si è svolto giovedì 19 febbraio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia del nostro Ateneo uno degli incontri dedicati al teatro ed organizzati grazie all’iniziativa “Teatro 30…e lode!”.
In occasione della messa in scena della commedia L'intervista di Natalia Ginzburg (in scena fino al 1 Marzo al teatro Eliseo di Roma.) Valerio Binasco ed Azzurra Antonacci rispettivamente regista-attore e attrice dello spettacolo, hanno incontrato gli studenti del Corso di Laurea in Scienze dello Spettacolo in una discussione moderata dalla Prof.ssa Donatella Orecchia della cattedra di Storia del teatro italiano.
Assente all’appello Maria Paiato, co-protagonista di questa commedia “a tre personaggi”, ambientata nel 1978 e che vede Marco Rozzi (Valerio Binasco), giovane giornalista, cercare, invano, di ottenere un’intervista con Gianni Tiraboschi, autorevole esponente del mondo intellettuale che non compare mai in scena. A riceverlo vi sono Ilaria (Maria Paiato) e Stella (Azzurra Antonacci), rispettivamente compagna e sorella dell’intellettuale.
Tanto interesse, tanta attesa e curiosità verso i temi trattati. L’incontro si apre con l’intervento della giovanissima Azzurra Antonacci e il racconto dei suoi esordi cinematografici. Inizia, come doppiatrice, a soli quindici anni e si trova spesso a lavorare dietro la macchina da presa sia per il cinema che per la televisione. La voglia di calcare il palcoscenico teatrale nasce poco dopo il conseguimento di una Laurea in Discipline dello spettacolo e di lì a poco, non troppo per caso, incontra, durante un provino, Valerio Binasco: è subito empatia tanto da decidere in breve tempo di intraprendere insieme il viaggio all’interno della Ginzburg.

Valerio Binasco Teatro 30 e Lode L'intervistaAnche Binasco sottolinea ed enfatizza il sentimento di stima reciproca prima di iniziare a raccontare la sua formazione, un iter artistico totalmente diverso. Cresciuto al Teatro Stabile di Genova, l’attore inizia a sentire verso i vent’anni una forte attrazione verso il teatro di Carlo Cecchi, figura fondamentale del panorama teatrale italiano, considerato, da buona parte della critica, l’attore-autore di teatro più innovativo e seminale dopo Carmelo Bene. Indiscusso maestro della sottile arte dell’ascoltare se stessi e le proprie sensazioni al fine di arricchire ogni personaggio che si interpreta, Cecchi è stato per Binasco il Maestro con la lettera maiuscola.
Entrambi condividono la particolarità di avere una duplice “funzione”all’interno degli spettacoli che portano in scena: sono sia registi che attori. Binasco parla di sé e di Cecchi come di due persone che lavorano in maniera assolutamente diversa sugli attori che, di conseguenza, subiscono dei condizionamenti di matrice differente. Il primo parla di Cecchi come di un regista che lavora sulla forza intrinseca dell’attore e sulle paure che possono scatenarla. Il medesimo lavoro che Cecchi fa sulla forza e le paure degli attori viene compiuto da Binasco sulla fragilità degli stessi, che si ritrovano ad avere in scena un attore-regista che si pone dalla parte delle loro problematiche e che si relaziona con le loro debolezze e con la loro umanità.

Perché la Ginzburg? La scelta di portare in scena questo tipo di teatro deriva dal bisogno di dare una risposta alla società odierna e al teatro da essa prodotto, definito dal regista “fallico”. Il teatro “fallico”è un teatro prettamente maschile, che si concentra sulla denuncia delle problematiche sociali, sulla lotta, su un tipo di paura prorompente e apparentemente insormontabile. Tematiche più intime e sottili come, ad esempio, il destino vengono assolutamente tagliate fuori, quasi come se non appartenessero alla nostra vita. Ecco perché la Ginzburg! Perché accoglie il fruitore dell’opera più che condannarlo, perché non punta il dito contro nessuno, perché accetta il destino umano con pietà lucida e accogliente. Lo spettatore, dunque, non viene messo a disagio da aforismi che sembrano sormontarlo, bensì viene preso per mano da frasi morbide, che mostrano la realtà nuda e cruda senza però condirla con il buonismo ed il cattivismo tipici del teatro fallico. La chiave del teatro che Binasco vuole proporre si trova nella rivalutazione dello spettatore; l’attore dovrebbe ricominciare a recitare per lui e non per i critici. Ecco allora che il regista deve diventare colui che ha il coraggio di scegliere attori bravi senza badare alla notorietà di questi ultimi, deve permettere che prevalga il talento a scapito di tutto. Dunque la risposta alla crisi del teatro non si trova nell’avanguardia, ma nella ripresa delle tradizioni, nella speranza che l’essere umano capisca di non aver bisogno di qualcuno che lo condanni ma di una mano materna che lo accompagni.
L’incontro si è concluso con qualche parola sulla “paura”, tematica più volte affrontata durante l’evento e spesso fraintesa a causa dei vari contesti in cui Binasco si è ritrovato a parlarne.
Citare le parole del regista è, probabilmente, il modo migliore per concludere una recensione senza risultare inutilmente retorici:

“La paura è il nostro angelo che parla in versi, perché tratta delle stesse tematiche di cui parla la poesia. Quando mi chiedo “come sto?!” la vera domanda che dovrei farmi è “di cosa ho paura oggi??”. Se si riesce ad ascoltare la propria paura si avrà modo di udire la propria personale poesia”.

Si conclude in questo modo l’incontro con gli studenti di Tor Vergata, in un’atmosfera d’ottimismo che lascia spazio a tanti spunti di riflessione, ma soprattutto alla voglia, per chi ancora non l’avesse fatto, di correre a teatro per scoprire L’intervista.

Martina Cesaretti
Martina Di Rienzo
Laura Fichera


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