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65daysofstatic @ INIT - Roma (15/05/2009) | Radio Tor Vergata
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65daysofstatic @ INIT - Roma (15/05/2009)

Concerti 65daysofstatic @ INIT  - Roma (15/05/2009)
Informazioni
Luogo: 
Init - Roma
Data: 
15/05/2009

E' un venerdì sera fin troppo caldo, per la primavera romana e mi accingo ad entrare all'INIT. Occasione: il ritorno a Roma dei 65daysofstatic, dopo la performance dell'anno scorso come gruppo spalla dei Cure. Ad accogliermi un nugolo di vigili urbani che sta multando selvaggiamente gli avventori dei locali di zona, obbligati dai lavori per la "metro C" a funamboliche performance di "parcheggio creativo". Mentre aspetto l'inizio dell'evento il locale comincia a riempirsi in fretta; al termine dell'esibizione del gruppo spalla l'INIT è pieno: non solo la sala concerti ma anche l'area bar mentre è facile distinguere dialetti di tutto il centro-sud.

Intanto sul palco si montano gli strumenti, il batterista esegue un lungo e meticoloso soundcheck e stupisce la presenza di ben 4 chitarre (ne capiremo dopo il motivo!).
Alle ventitré si spegne la musica di sottofondo e i 4 di Sheffield fanno la loro comparsa. La line-up prevede JoeFro alla chitarra, Paul Wolinski su chitarra e tastiera/campionatore, Gareth Hughes al basso e tastiera mentre Rob Jones siede alla batteria.
Lo staff ha intanto predisposto, per ogni membro della band, un buon numero tra asciugamani e bottiglie d'acqua... segnale di una performance che preannuncia molto fisica ed... umida!

65 daysofstatic palco INIT 2E non vengo smentito... dopo il classico inizio lento ed incalzante, scandito dalla basi elettroniche, i 65 partono a raffica... con i tre front man che si dimenano come marionette impazzite a percuotere i loro strumenti...
Ammetto di non essermi mai emozionato per gli "shoegazer" o i "ginnasti da palco" (e loro non fanno eccezione)... ma il pubblico gradisce e si fa sentire... mentre la band dimostra di avere la grinta e la capacità tecnica già espressa nei loro dischi...
Discorso a parte per il batterista... Rob Jones: qui non si tratta del classico (e un po' banale) dimenarsi da rocker... ma di una vera e propria Drum Machine umana! Potente, preciso, implacabile... questo giovane inglese è un vero fenomeno... il trascinatore della band sul piano tecnico. Non stupisce che i 65, in cerca di qualcuno in grado di "emulare" le ritmiche estreme delle loro basi elettroniche, abbiano finito per prenderlo nel gruppo!

Nel frattempo l'impianto della sala regge il "wall of sound" che irrompe dal palco mentre l'equalizzazione ogni tanto si fa desiderare ma nel complesso l'acustica è buona.
I 65 sparano il meglio del loro repertorio fermandosi tra un pezzo e l'altro solo il tempo per "il cambio chitarre"! Eh si incredibile... adesso capisco...! A furia di menare di brutto i ragazzi si fanno cambiare gli strumenti all'inizio di ogni brano per consentire allo staff di riaccordarli!!
E passano intanto "Retreat! Retreat!", "I Swallowed Hard, Like I Understood","Radio Protector", "The Fall of Math", "Hole"...

65 daysofstatic palco INIT 1Personalmente, ho maggiormente apprezzato quando i momenti più elettronici, per mano di Paul Wolinski, si fanno largo nella scaletta preparata dal gruppo: sono i pezzi che più amo di questa band nata da un mix assurdo e felice di generi tanto diversi. Sono i momenti più intimisti e corali, spesso legati all'esecuzione pianistica che si alternano poi ad accelerazioni furiose in un alienante stile drum'n base.
Il concerto termina dopo un'ora e mezza ma considerando la velocità di esecuzione di questi quattro scatenati... dovremmo contare almeno il doppio!

Unici due nei della serata: la mancata esecuzione di "Install A Beak In The Heart That Clucks Time In Arabic", che considero il manifesto di questa band (peccato sarà per un'altra volta!) e il dover assistere alla solita figuraccia da provincialotti, tipica di noi italiani. Quando a fine concerto, un membro dello staff è obbligato a strappar via il microfono del palco dalle mani del pubblico, intento a rubarsi i plettri che il chitarrista aveva lasciato attaccati con del nastro adesivo... mi chiedo se dobbiamo sempre fare la figura dei "peracottari"!
(per la cronaca: persone meglio educate hanno chiesto di avere, per ricordo, i fogli delle scalette usati dal gruppo: gli sono stati dati senza problemi... perché chiedere... non costa mai nulla!).

Dret.


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