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Deltahead - S/T | Radio Tor Vergata
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Deltahead - S/T

Cd-Dvd Musicali Deltahead - S/T
Informazioni
Anno: 
2009

I Deltahead trasudano blues ovunque, sprizzano gocce bollenti di sangue, triturano vecchi riff blues insieme al punk, ti schiaffeggiano, ti sballottano, ti sputano addosso per lasciarti poi steso per terra con la faccia di un fesso godurioso.

Il delta blues è una materia difficile da trattare e si che di questi tempi di blues punk ne abbiamo a iosa, ma interpretato in questo modo ancora non lo avevamo sentito. My mama was too lazy to pray è l’apoteosi dello slide blues punk, è l’inno con cui i Deltahead danno inizio alla loro infermabile e inesauribile marcia verso la conquista del mondo indie. Robert Johnson è con loro in I smile at you, una specie di They’re red hot violenta e prepotente ("I smile at you, take your money and fuck you!”). Don’t move to Finland ti ipnotizza col suo incedere greve e solenne, quasi un mantra dove lo slide è ancora protagonista.

Il disco è infarcito di grida lancinanti e psicotiche mentre la chitarra e il contrabasso cozzano tra loro in suoni acidi e fuzzati. Love me, follow me! ci va giù pesante con un blues punk veloce e un handclap trascinante nel ritornello. Charlie Patton e Son House sono dietro l’angolo e i Deltahead macinano strofe su strofe infernali come in Help me. L’armonica a bocca fa la sua comparsa in This piece of machinery, psichedelica e sibillina. Abbiamo anche il tempo di ascoltare un blues acustico in Crickets and frogs, immaginatevi di essere sopra un treno che viaggia spedito nell’Alabama e sarà tutt’altra cosa.

I Deltahead hanno il delta blues nel dna, sono un duo, ovvero una chitarra, un cotrabasso e una grancassa e un charleston a testa, che potrebbe far cadere il cielo sopra le nostre teste. Le canzoni hanno un orecchiabilità pazzesca, è assolutamente impossibile non esserne contagiati, dopo aver ascoltato anche solo qualche traccia rimarrete a canticchiarle per giorni interi. Letteralmente fantastici. Se questo disco non vi fa nessun effetto allora siete morti dentro e ancora non lo sapete.

www.deltahead.net

Recensione originariamente scritta da Tommaso Floris


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