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Doug Scharin - Him + Ikuko Harada @ INIT club Roma (13-01-2010) | Radio Tor Vergata
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Doug Scharin - Him + Ikuko Harada @ INIT club Roma (13-01-2010)

Concerti Doug Scharin - Him + Ikuko Harada @ INIT club Roma (13-01-2010)
Informazioni
Luogo: 
Init Club Roma
Data: 
13/01/2010

Approdo all'Init per il concerto degli Him, progetto di Doug Scharin, ad un mese dagli ultimi eventi, che avevano privato il pubblico della capitale di uno dei punti di riferimento per la musica "diversa" a Roma. E' una mercoledì sera freddo e umido... di quelli dove il gelo ti entra dalle scarpe e ti passa sotto i jeans fino alle natiche! Stanco dopo una giornata di lavoro mi sto preparando ad affrontare l'ignoto: conosco poco o nulla di questa formazione e punto tutto sul curriculum del suo fondatore e deus ex machina!
Il locale si riempe lentamente ma alla fine siamo abbastanza per accogliere degnamente la band.

Gruppo aperto, gli Him si presentano oggi con una line-up che, oltre Doug, vede ben cinque musicisti giapponesi: Takuma Nonaka, Tetsushi Nonaka, Shinpei Okaya, Yuji Takahashi, Kazuya Kotani con l'aggiunta della pianista Ikuko Harada come guest artist nelle tracce finali.
L'impressione è che Doug abbia assorbito in toto una band giapponese al completo, perché sul palco, oltre a due chitarre, tastiere e basso, ci sono ben due batterie...!!! Sarà questo il lite-motive di tutto il concerto, con i due batteristi a rincorrersi, sovrapporsi, incrociarsi, in un fantastico gioco musicale che ti prende subito! Il Rapporto è chiaro: Doug conduce mentre "il doppio" alla sua sinistra articola, di momento in momento, un ruolo diverso nella costruzione ritmica del pezzo. Dapprima sono una coppia di gemelli, identici in ogni gesto musicale, poi si dividono "a contrasto" lanciandosi ognuno in direzioni diverse per poi riconfluire in vere e proprie costruzioni percussive complementari (a tratti ricordano il Gamelan!).
Sono preparatissimi, puliti nell'esecuzione, precisi come un orologio svizzero nella tessitura di trame complesse ma capaci anche di intermezzi a forte matrice anarchica, più legati ad un approccio improvvisativo o jazzato.

Al di fuori dell'ambito tecnico le suggestioni vanno ai suonatori di tamburi giapponesi: anche se con un approccio decisamente meno austero, l'energia che impatta sul pubblico è del tutto sovrapponibile. Ma non ci sono solo queste due macchine da guerra: ai restanti membri del gruppo il compito di coniugare l'aspetto melodico dei brani che spaziano in un a miriade di galassie musicali diverse: ci sono gli echi della prima ondata del post rock, di cui Doug è uno degli artefici come ex-membro dei June of 44, strane alchimie afro-caraibico-psichedeliche, fino a pezzi assolutamente dubbeggianti! E' una musica solare e coinvolgente che spinge al movimento senza mai cedere a facili scorciatoie: il tasso tecnico rimane altissimo e la complessità delle partiture è notevole. Arrivano persino una manciata di battute tiratissime in preda a follia allucinatoria, vere e proprie micro citazioni Zorniane, tanto per staccare di netto un brano e riprenderlo poi in tutt'altra direzione!
Nelle battute finali della performance la morsa si allenta un pochino: gli ultimi quattro brani sono accompagnati dalla voce di Ikuko e del tastierista, in lingua giapponese, con quella venatura "storta" che li spinge ben lontani dal formato "canzone".

Una bella sorpresa questi Him: vi consiglio di non perderli se dovessero ripassare da queste parti!
Qualche dubbio sulla resa in formato Cd; è la classica band che va vista dal vivo! Difficile che siano riusciti a contenere tutta quell'energia in un piccolo pezzo di plastica!

Ikuko Harada

Con un locale ancora mezzo vuoto, la piccola pianista giapponese ha avuto il compito di aprire la serata dell'INIT. Performance assolutamente diversa da quella degli Him ma del tutto in linea con l'elemento atmosferico della serata romana. Comincia con un fields recording di echi e voci lontane su cui lentamente si inserisce il pianoforte ed in seguito la voce. Suggestioni malinconiche ed intimiste con liriche anglo-giapponesi intrise di quella delicata tristezza tipicamente nipponica. Una ragazza sorridente ed educata come solo i giapponesi sanno essere, che si fa preparare alcune frasi in italiano per presentarsi ad un pubblico che (in gran parte) la ringrazia solo con indifferenza e qualche risata di troppo.
Siamo un popolo ignorante e maleducato, ormai non ho dubbi in merito.


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