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The Horrors @ Circolo degli Artisti (3 Mag 2007) | Radio Tor Vergata
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The Horrors @ Circolo degli Artisti (3 Mag 2007)

Concerti
Informazioni
Anno: 
2007

L’atmosfera è la stessa di un party di Hallowen. Mi guardo intorno ed osservo un ragazzo con i capelli neri perfettamente cotonati, vagamente riconducibile all’haircut di Robert Smith, solo che nei suoi occhi non si scorge nessuna parvenza di sentimenti dark. Discute animatamente con un collega in camicia nera e gilettino a pois (bianchi su fondo nero). No, non sto per assistere ad un concerto dei Cure, mi dico, altrimenti cosa ci farebbe qui quel punk con la cresta fucsia che parla con un signore che somiglia a Ozzy Osbourne? Ognuno indossa il suo bel costume e tutti non vedono l’ora di vedere uno dei gruppi più orribilmente glamour della Gran Bretagna. Un po’di sana confusione postmoderna regna sovrana.

Aprono la serata i Dandi Wind, e grazie al cielo la richiudono subito. Sono un duo formato da tastierista androgino e cantante che sarà ricordata ai posteri per il suo deretano (così dicono, io mi astengo dal giudicare), che appunto non canta ma strilla isterica sopra una base hardcore. Poi finalmente le luci si spengono, supero l’ultima sbarbina vestita come Emily the Strange e mi posiziono in transenna, ansiosa di vedere questi orrori, che poi dalla copertina dell’NME così orrori non sembravano. Il palco è illuminato da un fascio di luce crepuscolare e i cinque fanno la loro spettrale entrata in scena. Il cantante Faris Rotter, altissimo e dai capelli ultracotonati, regge in mano una radiolina anni ’80 gracchiante, sulle spalle un mantello (collezione Nosferatu primavera-estate). Davanti a me si posiziona il vero eroe della serata, il tastierista, che fa davvero paura, tant’è vero che quasi quasi mi vieni voglia di svignarmela dalla transenna. Si muove come un ragno. Poi scopro si chiama, non a caso, Spider Webb e costui da solo tiene in piedi la base musicale noise-punk-dark-garage del gruppo.

E mentre il ragnesco tastierista, capelli nero pece tagliati a scodella, occhi spiritati, pigia senza delicatezza alcuna, le sue bianche dita sulla funerea tastiera (che da grande sarà un organo in una cattedrale gotica), il bello e maledetto frontman urla il ritornello di Jack the Ripper (cover di Link Wray), sbraita Excellent Choise, ulula alla luna Sheena is a parasite (cui Chris Cunningham ha girato il videoclip) , mentre tutte le dark-donzelle della dancefloore si agitano visibilmente eccitate, immaginando di essere la Sheena che quella note succhierà il sangue a Faris. Una novella draculessa gli butta sul palco delle candide mutandine in pizzo binaco. Il frontman le afferra e se le mette perversamente in bocca. Poi, per la cronaca, le risputa.

Il concerto dura solo 50 minuti, giusto il tempo di sentire gli altri pezzi forti del loro unico album “Strange House”, quali Gloves e Little Victories, e assistere al solito teatrino del cantante che si getta tra il pubblico per farsi palpeggiare dalle fans in calore (e non solo). Però sono bravi, è da riconoscere, ed hanno una spiccata attitudine post-punk, a prescindere dalla loro presunta autenticità nelle intenzioni. E’ da aggiungere che un gruppo chiamato The Horrors già esisteva, sono americani ed hanno pubblicato un album punk-blues nel 2003, ma probabilmente non hanno avuto successo perché loro non avevano i capelli fonati al punto giusto. Perché come suggerisce un ribelle senza causa dei nostri tempi: “If you want to win in this game/You got to have the luck/You got to have the look”.

Laura Fontana


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