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Mio fratello è figlio unico | Radio Tor Vergata
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Mio fratello è figlio unico

Cinema e Tv Mio fratello è figlio unico
Informazioni
Durata, Lunghezza: 
100'
Anno: 
2007

Accio e Manrico, Germano e Scamarcio. Due fratelli, diversi ma allo stesso tempo simili, due modi di essere, di vivere, di pensare, che sanno anche volersi bene.
Il film di Lucchetti non è un film politico, quanto un affrsco famigliare sull'Italia a cavallo tra i sessanta e i settanta, con tutte le contraddizioni e le difficoltà del periodo. Il film inizia con Accio giovane che parte per il seminario (dove troviamo un Ascanio Celestini perfetto nella parte del prete), dove è il migliore della classe, ma dove non riesce a restare perchè Accio vive tutto a pieno, a tutto tondo, non riesce mai a prendere qualcosa con leggerenza, ma tutto per lui deve essere fatto nel modo giusto e corretto e non accetta gli errori. Questa sarà la nota caratterizzante di tutto il personaggio, la ricerca della perfezione e della giustizia in tutto ciò che fa. Tornato a Latina, nella pericolante casa famigliare, si ritrova ultimo tra gli ultimi della sua famiglia. In cerca di affetto si avvicina ad un fascista locale (un monumentale Luca Zingaretti) che lo educa al fascismo e lo cresce col ricordo del duce (che tanto ha fatto per Latina e il litorale laziale). Inizia così la sua carriera di picchiatore nero. Ma la parabola di Accio (un incredibile Elio Germano, assoluto protagonista del film, capace di rendere con uno sguardo le contraddizioni, la durezza del personaggio, anche grazie ad un dialetto duro e secco) lo porterà a lasciare la sezione e a passare dall'altra estrema, i comunisti, picchiando i compagni di un tempo.
Un film che riesce a far ridere (sezione comunista, Manrico e Accio parlano insieme ad altri;Manrico: "vedi Accio qual'è la differenza coi fascisti,noi qua siamo tutti uguali, ogni compagno può dire la sua, non ci stanno capi" e nella scena successiva si vede la riunione precipitata nel caos generale di voci), a far pensare e a far piangere allo stesso tempo. Un film che riesce a dipingere con pochi tocchi una realtà politica in cui nessuno ha ragione, ma in cui tutti pensano di averla, ma da cui nessuno può prescindere. La politica è dappertutto e in nessun luogo. I discorsi di Manrico (uno Scamarcio un pò in ombra rispetto a Germano, ma che interpreta bene il ruolo che ormai sarà condannato ad interpretare a vita: quello sempre ai margini, bello e terribile sempre circondato dalle donne)dipingono un periodo in cui anche Beethoven andava defascistizzato, in cui Lenin e Mao erano le uniche letture buone. Attraverso i discorsi dei compagni o dei camerati, attraverso le botte che si danno negli scontri politci, come negli scontri tra i due fratelli, emerge una profonda critica nella follia di quei tempi e un monito per il futuro, per evitare di farsi affascinare da estremismi pieni di belle parole ma per lo più irrealizzabili (emblematica la scena dell'ingresso di Accio nella sezione comunista: "vorrei farmi la tessera"esordisce Accio"qua non ci stanno tessere""e che partito è?""non è un partito, è un movimento""allora vorrei iscrivermi al movimento...oh nullo scrivi?""l'hai detto a me, me basta").
Da segnalare anche la grandissima interpretazione di Angela Finocchiaro, perfetta come madre dei due fratelli, che l'unica volta che ha votato ha votato il "partito delle casette" per avere la tanto agognata casa.
Voto: 8


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