Warning: Table './testdrupal/drupal_cache_page' is marked as crashed and should be repaired query: SELECT data, created, headers, expire, serialized FROM drupal_cache_page WHERE cid = 'http://radio.torvergata.it/recensione/mit_auditorium_parco_della_musica_plaid_murcof_soap_skin_with_ensamble_roma_11_04_2010' in /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc on line 135

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 726

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 727

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 728

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 729
M.I.T. @ Auditorium Parco della Musica - Plaid - Murcof - Soap & Skin with Ensamble (Roma 11-04-2010) | Radio Tor Vergata
Internet Tor Vergata Ateneo Uniroma2 La Web Radio Online
della Seconda Università di Roma musica, notizie, attualità e cultura dal nostro ateneo, da e per gli studenti.

M.I.T. @ Auditorium Parco della Musica - Plaid - Murcof - Soap & Skin with Ensamble (Roma 11-04-2010)

Concerti M.I.T. @ Auditorium Parco della Musica - Plaid - Murcof - Soap & Skin with Ensamble (Roma 11-04-2010)
Informazioni
Luogo: 
Auditorium Parco della Musica - Roma

L'Ufo del M.I.T. è atterrato infine a Roma per l'annuale festival dedicato all'elettronica e alla sperimentazione. Organizzato dalla Fondazione Musica Per Roma e Snob Production, ha visto un nutrito gruppo di artisti, ritrovarsi insieme per una lunga giornata costellata di live, spettacoli, dj set e concerti.
Gli eventi che ho scelto di seguire dalle 18:00 del pomeriggio fino alle 24:00 di sera (molti si svolgevano in contemporanea) sono stati tre in tutto, frutto di uno strano di mix tra volontà e caso fortuito. Ho quindi subito scartato i musicisti già conosciuti in versione live (non me ne vogliano!) per dedicarmi ad alcuni "monumenti" del genere elettronico e a qualche piccola, piacevolissima sorpresa.

Plaid

Di solito i pezzi da 90 arrivano sul tardi... ma loro sono tra i primissimi a scaldare i laptop! Era il 1997 quando mi arrivò tra le mani il loro favoloso "Not for Three", alfiere, con gli album di Authecre, Aphex Twin ed altri, di quella New Elettronics che in un decennio avrebbe poi dato vita ad movimento musicale dai mille rivoli e sfaccettature.

Andy Turner e Ed Handley sono già dentro, intenti a sistemare il loro l'armamentario sonoro, mentre lo spazio "Risonanze" è ancora vuoto con il pavimento ingombro di palloncini, che fanno pensare ad una festa. Ho il tempo di scattare un paio di foto alle strane immagini che presto si stamperanno sui due maxi-schermi ai lati, mentre il pubblico riempe lentamente la sala. Fuori è ancora giorno ma il buio è simulato da pesanti tendaggi alle finestre, e quando tutto è pronto... il duo parte!

L'inizio è una trasfigurazione oscura ed onirica, una sorta di rito di passaggio verso la notte. Poi lentamente affiorano gli echi inconfondibili del sound Plaid degli esordi con ritmiche mai banali e quei caratteristici strati melodici affidati ai sequencer, veri "carillon digitali" che stemperano l'oscurità degli inizi, come stelle nella notte.
La tracklist spazia in lungo e largo nel loro repertorio: da Booc a Upona da Dang Spot a Even Spring e tante altre ancora.

Il loro lightshow è sobrio ed intenso, alternando caleidoscopi digitali, proliferazioni mitotiche di strane escrescenze simil-epossidiche, cieli solcati da nubi o miraggi tecnologici.

Il pubblico è incredibilmente silenzioso, merito anche di un impianto ben calibrato che lascia poco spazio alle chicchere, investendoci fisicamente di suono, fino alle ossa! Anche se un paio di "burini" tenta di rompere questo idillio, la gran parte della gente rimane seduta per terra ed in silenzio (questa è musica da ascoltare!). E non cambia atteggiamento nemmeno quando il duo inglese alza il ritmo e si sposta su coordinate meno ricercate e sicuramente più adatte a fare quattro salti.

I bassi si fanno più invadenti le parti melodiche cedono il passo a momenti più astratti e destrutturati ma dopo poco il fenomeno si capovolge e le quasi due ore di concerto scorrono via veloci, intense, coinvolgenti.
Arrivano persino pezzi più celebrali e contorti a voler ribadire l'assoluta estranietà dei Plaid ai fenomeni musicali di chiaro stampo commerciale.

Alla fine della performance il duo si concede in modo simpatico all'assalto dei fan con le loro mille domande sull'impressionante arsenale tecnologico che li circonda. Scherzano, ridono... sono tra i padri dell'elettronica moderna e collaborano da anni con musicisti di calibro internazionale ma non si fanno problemi di sorta con il loro pubblico.

Perché loro sono i Plaid... punto e basta.

Murcoff "The Versailles Sessions"

Ok il mio target primario è stato raggiunto e ora? Decido di saggiare qui e la per vedere cosa offrono le altre performance. Mentre mi avvicino al foyer della Sala Santa Cecilia e vengo attratto... da una piccola folla e... dal silenzio.

Faccio quindi la conoscenza del messicano Fernando Corona, in arte Murcof, originario di Tijuana, classe 1970. Scoprirò solo dopo il curriculum di questo poliedrico artista, laureato in Analisi dei Sistemi e Programmazione, appassionato di musica elettronica, con alle spalle anche studi classici di violoncello e pianoforte.

La sua performance è in assoluto contrasto con tutto ciò che lo circonda; si tratta di un set ambient, sperimentale, rarefatto. L'artista americano ripropone per il pubblico romano un lavoro originariamente realizzato, nell'estate del 2007, come accompagnamento sonoro per "Le Grandes Eaux Nocturnes", festival di luci, acqua e suoni che si svolge annualmente a Versailles.

L'atmosfera è surreale: lunghe texture e droni si intrecciano con campionamenti di strumentazione acustica di chiara matrice classica (violoncelli, spinette, chitarre) e le voci, in un'amalgama sottile ma densa. Ancora più stridente è l'effetto prodotto dalla location: il foyer è una zona di transito, non un'area chiusa, con persona che parlano e si muovono. Il suono si staglia netto sul falso silenzio che ne distingue i limiti: un monolite solitario ed imperturbabile nel mezzo di un convulso via vai.

Pian piano la musica sembra sublimare in una decostruzione sonora di stile basinskiano, operata da filtri ed effetti; campo libero alle basse frequenze. Predomina la componente astratta, solcata da rumori di fondo ed echi indistinti, fino al ritorno del violoncello che introduce un pezzo a fortissimo impatto emotivo. Struggente ed anomalo come un vecchio disco "arrugginito", questo suono mi astrae dalla realtà circostante e mi porta altrove: un esperienza rilassante, meditativa, ascetica.

Il finale è ancora diverso con un deciso viraggio in stile "microelettronic".

Davvero una bella sorpresa, nel marasma delle performance ad alto volume!

Soap & Skin with Ensamble

Esaltato dalla scelta di seguire Murcoff, tento ancora la sorte infilandomi in sala Sinopoli per assistere a questo concerto di cui non so nulla. Si tratta di una giovane artista austriaca accompagnata da un ensamble classico. Scoprirò solo dopo che la sua presenza è strettamente legata al suo scopritore: John Cale, protagonista del tributo a Nico, evento culmine della rassegna in sala Santa Cecilia.

Premetto che tutti i musicisti si sono rivelati assolutamente validi dal punto di vista tecnico ed esecutivo. Di ben altro spessore, a mio modesto parere, la parte creativo-compositiva.

La musica ha una fortissima valenza nostalgico-drammatica e fortissime affinità col genere post rock. Di cosa mi dovrei lamentare allora? Semplice: manca di originalità! Assisto ad un susseguirsi di brani che suonano come vere e proprie citazioni o tributi ad altri artisti. Nel repertorio di questa diciannovenne ci sono pezzi che sembrano usciti dagli album dei Sigur Ros (con tanto di vocalizzi alla Jonsi) altre riportano la memoria ai Rachel's fino a tentativi più arditi e poco riusciti di avvicinarsi a Bjork.

Altro limite: la voce; assolutamente poco incisiva e caratteristica, tanto da risultare anonima se paragonata all'esecuzione tecnico-strumentale che è invece di prim'ordine. Non bastano gli eccessi dissonanti, le liriche devastanti o i brevi stacchetti "simil teatrali" (ma servivano davvero?) per farmi urlare al miracolo.

Il pubblico si divide tra fan chiaramente esaltati e chi, come me, non è incline a facile entusiasmi. Molti abbandoneranno la sala molto prima della fine anche perché di elettronico qui c'e' davvero poco, a parte alcune basi.

Al mio ritorno a casa, cercando sul web, mi sono imbattuto in una valanga di materiale inneggiante questa Anja Plaschg: "nuova musa della musica europea underground". Ci andrei cauto: è giovane, ha del talento musicale ma trovo azzardato lanciarsi in lodi sperticate.
Potrà sicuramente crescere, migliorare e magari convincersi a cercare uno stile proprio ed originale; al momento l'impressione che lascia è quella di una "Bolla di Sapone".

Conclusioni

Ormai il festival dei "concerti" è terminato e rimangono in cartellone sono gli eventi più "dance oriented" come testimonia la composizione del pubblico che sfoggia look ed atteggiamenti tipicamente discotecari. E' quasi mezzanotte quando mi accingo a lasciare l'Auditorium mentre su Roma si abbatte un diluvio di proporzioni bibliche!


PreviousPauseAvanti