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Mono + Tomydeepestego @ Circolo degli Artisti Roma 02-03-2010 | Radio Tor Vergata
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Mono + Tomydeepestego @ Circolo degli Artisti Roma 02-03-2010

Concerti Mono + Tomydeepestego @ Circolo degli Artisti Roma  02-03-2010
Informazioni
Luogo: 
Circolo degli Artisti - Roma
Data: 
02/03/2010

Arrivo al Circolo degli Artisti pochi minuti prima che il programma della serata inizi, dopo una ricerca di parcheggio durata almeno mezz'ora!
In programma i giapponesi Mono supportati dagli italiani Tomydeepestego per una serata dedicata al post rock e dintorni.

Mono

La pausa dopo il gruppo spalla è davvero lunga magari sarebbe stato meglio riempirla con qualcosa di meglio della musica di sottofondo!
Quello che invece si riempe bene è il locale. Si sta stretti e non mancano i soliti atteggiamenti maleducati o francamente incivili del pubblico romano (qualche idiota si mette persino a fumare in sala; non ho parole).

Dopo una brevissima comparsa per saggiare la strumentazione il quartetto giapponese arriva finalmente on stage: Takaakira Goto e
Yoda (chitarre), Tamaki Kunishi (basso, piano e glockenspiel) e
Yasunori Takada circondato da batteria, percussioni, glockenspiel e un Gong che domina il palco.

Per l'apertura scelgono i brani del loro ultimo lavoro:"Hymn to the Immortal Wind", album che ha introdotto alcune discontinuità col passato ma che non rappresenta, a mio parere, il momento più alto della loro produzione.

Mi sconcerta un pochino la mancanza degli archi: nemmeno un session-man sul palco in questo ruolo e mi chiedo come verranno riempiti gli spazi sinfonico-intimisti del loro repertorio.

"Ashes in the Snow" e "Burial at Sea" rispondono subito ai miei dubbi:
con i chitarristi impegnati (a volte in affanno) per ricreare quelle atmosfere sognanti e sospese, rotte da accelerazioni e stacchi che hanno fatto grande lo stile dei Mono.

Le tracce partono lente con l'elemento percussivo volutamente in sottofondo pronto ad esplodere con il resto della band quando il momento lo richiede. Il concerto è senza dubbi improntato al più classico "wall of sound"!

Il meglio arriva dopo metà concerto quando il repertorio torna ai classici: pezzi come "The Kidnapper Bell" ma soprattutto tocca il suo massimo emotivo con la bellissima "Halcyon (Beautiful Days)" struggente e meravigliosa. Peccato che all'appello manchi quella "Human Highway" che fu il manifesto programmatico dei Mono nel loro album di esordio (Under the Pipal Tree).

Il pianoforte di "Follow the Map" ci riporta al presente e rende meno drastico l'impatto generale della performance che a tratti soffre di un volume "che spacca", sopratutto nelle chiusure di brano, dove l'estro dei due chitarristi si affida all'overdrive più estremo.

Il pubblico, comunque entusiasta, sottolinea con lunghi applausi; la band invece sembra tenere un atteggiamento di basso profilo: silenziosi, sguardo basso (i chitarristi sono un'istantanea del più classico Showgaze), non una parola. Suonano una traccia dopo l'altra intervallando solo le pause tecniche per cambiare strumento o per fermare il sudore che scorre a fiumi!
Il concerto si chiude: saluto breve senza nemmeno il bis. Rimane il dubbio se si tratti di snobbismo o del tipico atteggiamento riservato di alcune band giapponesi.

Tutto sommato un buon concerto anche se discontinuo nei suoi momenti emotivi e nella resa tecnica del suono.

Tomydeepestego

Tomydeepestego circolo artist romaQuesta band Romana (a sentire l'accento dei loro interventi a voce!) di quattro elementi ( due chitarre, basso e batteria) ha aperto la serata proponendo, nell'ora di concerto a loro disposizione, un repertorio totalmente strumentale con uno stile classico ma aperto a molteplici contaminazioni.

Oltre alla scelta di non proporre "canzoni" (spesso il vero tallone d'Achille dei gruppi emergenti italiani) colpisce l'esecuzione asciutta, il sound deciso ma pulito, lontano da distorsioni estreme o effettistica invadente. Anche il loro atteggiamento sul palco è tranquillo e privo estremismi da "animali da palco".

Non conoscendo i loro pezzi sono rimasto abbastanza sorpreso dalla quantità di micro-citazioni stilistiche che il gruppo ha amalgamato insieme riuscendo a dare una coerenza generale alla loro proposta musicale.

Si passa dal più classico stile post-rock con i suoi crescendo, culminanti in vere e proprie esplosioni di suono, ai momenti più pacati e delicatamente graffianti per terminare, nel finale della performance, con divagazioni al limite del metal, anche se assolutamente prive di ogni orpello o tentazione iper-tecnicista.

A tratti giocano persino con i cambi di ritmo conferendo ai loro pezzi una certa e piacevole disomogeneità; il volume non "spara" nelle orecchie e l'ascolto corre via godibilissimo.

Era dai tempi dei bolognesi Votiva Lux (penso almeno una decina d'anni) che un gruppo nostrano non mi lasciava delle sensazioni positive al primo ascolto.

Certo non si può gridare all'originalità assoluta ma sono fiducioso che sapranno trovare, nel tempo, uno stile ancora più personale: quel "quid" che li porti a livelli di assoluta eccellenza.

Insomma, a parte il nome impronunciabile, questa band è da tenere assolutamente sott'occhio!

Line-up:

  • Edoardo Lucà - chitarra
  • Valerio De Lucia - chitarra
  • Daniele Lunardi - basso
  • Simone Giannangeli - batteria

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