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Necrodeath + Doomraiser + Fuck the Facts + Airlines of Terror + Carved @ Jailbreak, Roma (05/03/2010) | Radio Tor Vergata
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Necrodeath + Doomraiser + Fuck the Facts + Airlines of Terror + Carved @ Jailbreak, Roma (05/03/2010)

Concerti Necrodeath + Doomraiser + Fuck the Facts + Airlines of Terror + Carved @ Jailbreak, Roma (05/03/2010)
Informazioni
Anno: 
2010
Luogo: 
Jailbreak, Roma
Data: 
05/03/2010

Tornano a Roma i Necrodeath, freschi di un nuovo album, uscito per festeggiare i venticinque anni di carriera di questo gruppo leggendario. La serata si prevede però ricca, ci sono infatti ben quattro Band che precedono l’ingresso dei nostri beniamini, e l’onore e l’onere di aprire tocca ai liguri Carved.

La proposta musicale della band prende a piene mani dal death metal melodico di stampo svedese (In Flames e soprattutto Dark Tranquillity), aggiungendo però un tocco di freschezza e modernità alle loro composizioni, creando brani di grande impatto, tenendo sempre però una certa orecchiabilità; pezzi come “Eco of Cinderella” ed “Enter the Silence” vengono apprezzati parecchio dalla gente in sala, ancora pochina in realtà, ma che andrà ad aumentare nel corso dell’esibizione. I Carved ci lasciano con “Black Lily of Chaos”, svolgendo alla perfezione il compito di opener di questo importante concerto.

Seguono subito dopo gli Airlines of Terror, e si spostano leggermente le coordinate stilistiche della serata, virando su un riuscito mix di blues, metal e rock’n’roll; non amano la definizione death’n’roll, ma credo che sia quella più adatta a descrivere il loro sound, anche se forse un po’ riduttiva. Si parte con “Disoriented Express”, brano variegato ma potente, dotato di un riffing aggressivo dove si sentono echi di Entombed e Carcass, uniti ad aperture rockeggianti in melodico, il tutto sostenuto da una sessione ritmica possente e precisa, merito del nuovo entrato Giuseppe Orlando (Novembre). L’esibizione degli AoT, prosegue veloce e assassina, senza inutili orpelli, regalandoci altre chicche, come “Spaghetti Western Death” o la conclusiva “Screen Poker Junkie”. Una nota a parte va poi spesa per Damien, cantante e chitarrista del gruppo (anch’egli ex Novembre), che riesce a tenere sui suoi occhi la platea, senza particolari show o dichiarazioni, ma semplicemente grazie al suo sguardo, un inquietante charme naturale, di certo non dono di tutti!

Dopo la bella esibizione degli Airlines of Terror, tocca ora ai canadesi Fuck the Facts, unica band di cui non sapevo assolutamente nulla. Le sorprese iniziano già da prima del loro inizio, con la visione di una gentil donzella, che fa il check alla voce e continuano poi con l’attacco della band che scatena la potenza del combo canadese; a dispetto dal bonario aspetto, i nostri, infatti, propongono un brutal grind moderno e feroce, che non si esaurisce nella classica pioggia di blast beat alternati a qualche stacco in mid tempos qua e là, ma che viene impreziosito da vari passaggi death oriented, e ad alcuni fraseggi sperimentali. Anche la scelta della doppia voce è abbastanza azzeccata, anche se il growl più possente e trainante e quello di Marc, mentre Mel fa un buon lavoro nelle parti più urlate meno in quelle in growling, per l’appunto. In ogni caso un gruppo innovativo, da tenere sotto d’occhio.

Si comincia ad entrare nel vivo della serata, con l’ingresso sul palco dei Doomraiser. La sala è ormai piena sia, per l’imminente esibizione dei Necrodeath, sia per il seguito della band romana. Ascoltare i Doomraiser, significa intraprendere un viaggio, lento ma inesorabile, trasportati dai riff ossessivi che contraddistinguono le loro composizioni, come nell’iniziale “Another Black Day Under the Dead Sun”, un pezzo stupendo, dove si alternano i frangenti più in low tempo, con ritmiche stoner rock avvincenti o come “The Age of Christ”, che tiene un passo più marziale e meno oscuro, o la conclusiva “Rotten River”, forse il pezzo con quale si avvertono maggiormente le imprescindibili influenze sabbathiane. In totale i pezzi eseguiti dai Doomraiser sono quattro, ma sarebbe potuto essere solo uno, considerata la forza d’impatto e il filo comune che muove e articola ogni loro brano, qualità, che unita alla forte presenza scenica del cantante Cynar e del bassista Bj, li regala un pubblico visibilmente soddisfatto.

Siamo arrivati all’apice del concerto, è il momento dei festeggiati, i Necrodeath, la punta di diamante del metallo estremo tricolore, che da venticinque anni infiammano i palchi di tutta Europa e non solo. La partenza è affidata, come da copione, alla ormai storica “Forever Slaves”, pezzo che ha sempre un impatto micidiale, anche se stavolta le cose non sono proprio così; Flegias, infatti, non è al top della forma e il sound complessivo ne risente, almeno per i primi 3-4 brani, poi la prestazione del nocchiere dello stige sale, sino ad attestarsi al buon livello a cui ci ha sempre abituati.

In scaletta ci sono tanti degli highlights della band ligure, come “Mater Tenebrarum”, la stupenda ballad “Master of Morphine” o la massacrante “Hate and Scorn”, dopo la quale decido di allontanarmi un po’ dalle prime file, causa craniata immensa all’orecchio, ma non mancano i brani tratti dall’ultimo full-lenght, Phylogenesis, come “Final War” o la splendida “Propitiation of the Gods”, nella quale spunta la vena più progressive e sperimentale dei nostri, ma viene esclusa, come immaginavo “I.N.R.I.”, un vero e proprio capolavoro, ma che in effetti sarebbe stato arduo da riprodurre in sede live. I Necrodeath ci deliziano anche con una cover, dai fondatori dell’heavy metal, tolgono fuori una “Black Sabbath”, riletta in una chiave ancora più malefica e infernale dell’originale, ed un’altra sorpresa in scaletta è la scelta del bis, affidato ad un altro brano di Phylogenesis, ovvero “The Teory”, preferito a “Lost Tone’s of Hate”, che solitamente veniva scelto come conclusione.

Devo essere sincero, la scaletta mi ha un po’ stupito, ma le scelte fatte fanno capire che, pur avendo delle radici solide, i Necrodeath guardano sempre verso il futuro e dopo cinque lustri di onorata carriera riescono ancora a stupire.

In conclusione una serata con tante conferme ed alcune piacevoli sorprese, ma che mi ha confermato soprattutto una cosa che penso già da parecchio tempo: se il metal italiano non è competitivo a livello internazionale, la colpa non è di certo per mancanza di band di talento, perché di quelle ne abbiamo da vendere …

Valerio Tamponi

Citazioni e Riferimenti

Grandi Necrodeath

non dimenticate di visitare la ricca galleria immagini con le foto del concerto! un ringraziamento speciale va a Manu Kristal Vampire per averci concesso alcune delle sue preziose fotografie!


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