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Nile + guests @ Blackout, Roma 04/02/2011

Concerti Nile + guests @ Blackout, Roma 04/02/2011
Informazioni
Anno: 
2011
Luogo: 
Blackout, Roma
Data: 
04/02/2011

È uno spettacolo che inizia presto, questo dei Nile, anche troppo presto, perlomeno per me; l’inizio del concerto è infatti previsto per le 18:30, un orario inconciliabile purtroppo con la mia trasmissione “I Guerrieri del Metallo”, che inizia proprio a quell’ora. Arrivo quindi al Blackout giusto in tempo per beccarmi il soundcheck dei Nile, un lungo soundcheck, soprattutto per quanto riguarda la sessione ritmica.

Dopo una decina di minuti buoni, inizia a diffondersi un’epica intro atmosferica nell’aria, preannunciando l’entrata in scena dei nostri, sono le note di Hall of Saurian Entombment, che fanno da sfondo all’ingresso dei Nile e subito poi … il delirio!!

Partenza al fulmicotone di Kafir!, dove al primo cambio di ritmo, sul chorus “there is no God but God …, si ha modo di tastare il polso sia della band, in divino stato di grazia, che ha voglia di pestare duro, sia del pubblico, caloroso e carico come non mai; ci si mantiene sullo stesso livello con la successiva Sacrifice Unto Sebek, tratta dal favoloso Annihilation of the Wicked, un capolavoro che non può mancare in ogni concerto che si rispetti dei Nile; si passa poi al primo brano scelto, per la sponsorizzazione di Those whom the Gods Detest, Hittite Dung Incantation, buona song che tiene alto il tiro dei nostri, che a quanto sembra non intendono fare prigionieri.

All’ultima fatica dei Nile viene dato ampio spazio, con Permitting the Noble Dead To Descend To The Underworld, l’omonima Those whom the Gods Detest ed il pezzo forse più riuscito, Kafir! a parte, ovvero 4th Arra of Dagon , con il suo ritornello di grande impatto che viene urlato a gran voce dal pubblico presente in sala.

La produzione più datata, viene un po’ (troppo) lasciata in secondo piano, rispetto alle ultime fatiche, ed è rappresentata da due grande classici come Serpent Headed Mask, e Sarcophagus. Per il gran finale arrivano invece Lashed To The Slave Stick e la monumentale Black Seeds Of Vengeance, manifesto del Nile-style, e sigillo di un concerto fantastico.

Con pochi spazi vuoti da un pezzo all’altro, riempiti dai vari incitamenti di Tollis alla fede del death metal, i Nile dimostrano ancora una volta di essere delle macchine da palco fenomenali, e sorprende l’apparente facilità di esecuzione che sfoggiano Sanders e compagni, che oltre a sfornare riff alla velocità delle luce, inframezzati ai classici rallentamenti in low tempo, si alternano e sovrappongono al microfono, ognuno con delle differente caratteristiche vocali. Senza nulla togliere a Karl Sanders, la prova più convincente viene da Dallas, con un growl potente e cavernoso, ma questa è solo una questione di gusti.

La prova del nove per l’effettiva bontà di un concerto arriva in ogni caso alla fine, e se, quando si alzano le luci e si placca improvvisamente la tempesta sonora, ti guardi intorno e dici “Ma come? E’ già finito?”, come in questo caso, allora puoi essere sicuro che il ricordo di quel concerto rimarrà per sempre con te ….

Valerio Tamponi


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