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Non di solo lutto | Radio Tor Vergata
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Non di solo lutto

Teatro Non di solo lutto

Sono le 12.00 e sono appena rientrata in ufficio dall’Auditorium Ennio Morricone, della Facoltà di Lettere e Filosofia, dove ho assistito ad uno spettacolo teatrale delizioso. Lo spettacolo, intitolato, Non di solo lutto nasce dalla collaborazione tra il Policlinico di Tor Vergata U.O. Psichiatria, il Servizio Riabilitazione Psichiatrica Precoce della Clinica S. Alessandro, Unisan e le associazioni culturali CAPSA International e CAPSA Service, che hanno dato vita a un laboratorio teatrale con i pazienti della struttura ospedaliera e gli allievi del Corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica.
Sono in tanti a parlare sul palco: il Prof. Rino Caputo, Preside della Facoltà che ospita lo spettacolo, il Prof. Siracusano, Ordinario di Psichiatria e Psicologia Clinica, la Dott.ssa Rita Facioni, Presidentessa dell’associazione culturale per lo sviluppo delle attività teatrali e culturali di Roma CAPSA International che presenta a sua volta il direttore artistico Marco Brogi, regista formatosi culturalmente all’Università degli studi di Firenze.

Ma se il progetto è bello, lo spettacolo è ancora più bello, condotto magistralmente da un gruppo di attori non professionisti, ex pazienti depressi e psicotici della Clinica S. Alessandro. Sono circa una ventina, di età diverse, che con abilità, quasi consumata, agiscono un palco spoglio e usufruiscono di una scenografia volutamente semplice ma intelligentemente utile. Portano in scena un testo sul quale hanno tutti lavorato alacremente, condotti per mano da Daria Veronese e da Marco Brogi, in cui ciascuno ha messo qualcosa di suo con una sincerità e un’immediatezza che riescono ad arrivare anche al pubblico dimostrando tutta la loro efficacia. Canovaccio del testo, come ricorda la Facioni, sono una serie di brani narrativi e spunti teatrali di Achille Campanile nei quali il tema della morte e soprattutto l’annoso tema dell’elaborazione del lutto la fanno da padrone ma riescono ad assumere connotati ironici, a tratti grotteschi e surreali.
La trama è piuttosto semplice: nella famiglia Davenza viene improvvisamente a mancare Paolo. Da uno scritto del defunto si evince che la sua volontà testamentaria è che si dia la notizia della sua dipartita solo ad esequie avvenute. Da questo momento in poi tutti gli sforzi della vedova, della cognata e dei suoceri sono intesi a mascherare con puntigliosa allegria la perdita di Paolo e ad accreditare, con un comportamento ilare e talora sguaiato, una situazione “normale” per ingannare i numerosi visitatori che capitano, per motivi diversi, in casa Davenza. Questo modo di agire, originariamente dettato da un comprensibile riserbo e dall'intenzione di rispettare le volontà di Paolo, finisce, tuttavia, per sfociare grottescamente in un’insieme di intrecci comici, qui pro quo e gags irresistibilmente divertenti dove la realtà della dipartita è di gran lunga meno importante del tenere segreta la notizia della morte.
Sul palco si alternano, a volte in più ruoli, gli attori non professionisti del laboratorio, personaggi caratterialmente perfetti, ben delineati nelle loro caratteristiche fisiche (perfetti i costumi) e psicologiche (dalla cameriera appena assunta ma tanto affranta al tecnico della luce un po’ sbadato, dalla coppia di futuri sposini con problemi ansiosi al suocero del defunto che, ogni tanto, perde il contatto con la realtà, dallo splendido trio dell’agenzia di pompe funebri che fa il suo ingresso con una sempre attuale Disco Samba alla distaccata portiera). Sino al colpo di scena finale nel quale Paolo, ritornato alla vita perché vittima di morte solo apparente, rimbrotta pesantemente moglie e amici del chiasso e dell'inopportuna presenza nella propria casa.
Si spengono le luci e parte l’applauso dei presenti (purtroppo pochi). Cala il sipario su uno spettacolo veramente ben congeniato e su un progetto e una collaborazione che ci auguriamo possa farsi sempre più stretta e frequente.

Federica Lorini


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