Warning: Table './testdrupal/drupal_cache_page' is marked as crashed and should be repaired query: SELECT data, created, headers, expire, serialized FROM drupal_cache_page WHERE cid = 'http://radio.torvergata.it/recensione/obituaryalcatraz_mi_150108' in /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc on line 135

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 726

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 727

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 728

Warning: Cannot modify header information - headers already sent by (output started at /var/www/radiotorvergata/includes/database.mysqli.inc:135) in /var/www/radiotorvergata/includes/bootstrap.inc on line 729
OBITUARY@Alcatraz [Mi] (15/01/08) | Radio Tor Vergata
Internet Tor Vergata Ateneo Uniroma2 La Web Radio Online
della Seconda Università di Roma musica, notizie, attualità e cultura dal nostro ateneo, da e per gli studenti.

OBITUARY@Alcatraz [Mi] (15/01/08)

Concerti
Informazioni
Anno: 
2008

Ricorreva il 26 gennaio 2006 il giorno del primo incontro con la leggenda, a distanza di due anni il secondo, cambia il posto, cambia la città, ma è magnifico come sempre.

È martedì 15 gennaio 2008, sono quasi le 3 del pomeriggio, piove a Milano, ma questo non mi fa desistere da un sopraluogo all’Alcatraz, che esteriormente appare come un capannone industriale. Sono location e clima ideali per il concerto degli Obituary.
I cancelli aprono alle 7 e ad aprire le danze sono i rumeni Avatar, già dalle prime note si intuisce che l’acustica non è delle migliori, suonano davanti a un pubblico quasi inesistente, composto solamente dalle prime due file, ma è presto e il gruppo è pressoché sconosciuto, nonostante suoni dal 2001, con delle sonorità che sebbene ricordano il Death Metal Californiano, non reggono il confronto con le altre band che calcheranno il medesimo palco, forse proprio perché messi in ombra dalle “divinità” che saliranno da lì a breve.
Finalmente dopo circa un’ora sono pronti, la folla freme, l’Alcatraz si è riempito per metà, è il momento dei combattimenti fratricidi per la conquista della prima fila e, proprio mentre mi accingo a prendere posizione sulle transenne, gli Holy Moses attaccano con il loro thrash tedesco, incalzanti e tecnici, anche in questo caso mi rammarico per l’acustica che rende lontana la splendida voce di Sabbina Classen, facendole perdere quell’aggressività che caratterizza il sound della band. Una frontwoman eccezionale che della quasi trentennale carriera ha fatto tesoro, una ragazza che sa tenere il palco benissimo, meglio anche di alcuni colleghi uomini, e che manifesta una genuina devozione per i fan a cui dedica il cavallo di battaglia del gruppo “Too Drunk To Fuck”.
Il tempo scorre, sono quasi le 10 e l’Alcatraz quasi pieno, ma data la mia posizione, in prima fila davanti le casse spia di John, non riesco a rendermene conto, gli addetti cominciano a montare i teli raffiguranti la copertina di “Xecutioner’s Return”, l’ultimo capolavoro degli Obituary, dove la mancanza di Allen West è stata sostituita da un ottimo Ralph Santolla. Logicamente la statuaria presenza di Mr. West, con la sua mimetica verde tagliata e la sua folta chioma bionda, è una assenza importante, anche perché uno dei membri fondatori del gruppo. Mentre le immagini del mio primo concerto degli Obituary prendono vita davanti ai miei occhi ecco che si spengono le luci, per dare inizio alla seconda rivelazione.
Il primo a salire sul palco è Donald Tardy seguito da Trevor Peres, dal fantastico John Tardy, Frank Watkins e dulcis in fundo la new entry Santolla, John non ha ancora raggiunto il microfono che partono le note di “Find The Arise” e il growl marcio del cantante unito al sound aggressivo satura il locale, mentre il pubblico in delirio comincia a intonare la canzone. Il concerto è un susseguirsi di emozioni, ogni pezzo è storico e ricco di sentimento, ma l’apice si raggiunge con la titletrack del loro primo lavoro, “Slwoly we Rot”, alla quale seguono “Insane”, “’Cause of Death” e la monumentale “Chopped in Half”, sulle cui note ho seriamente rischiato di essere “tagliato in due” dalla transenna.
Gli Obituary però non si amano solo per le canzoni che hanno scritto, ma per la storia che abbracciano e che, nonostante quasi quarantenni, portano ancora in giro nel mondo con quella loro aura di misticismo che li ha portati ad essere, dopo la morte di Chuck Schuldiner, la migliore Death Metal Band, dimostrando di essere tale quando il batterista Donald Tardy rimasto da solo sul palco ci regala un assolo di batteria intenso e lunghissimo. È proprio in quel momento che ci si rende conto di poter raggiungere la pace dei sensi e prendendo in prestito il titolo del loro terzo album di essere alla “fine completa”, ma anche no.

Stefano Stocchi.


PreviousPauseAvanti