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Philip Glass Ensamble @ Auditorium Parco della Musica Roma (21-05-2010) | Radio Tor Vergata
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Philip Glass Ensamble @ Auditorium Parco della Musica Roma (21-05-2010)

Concerti Philip Glass Ensamble @ Auditorium Parco della Musica Roma (21-05-2010)
Informazioni
Luogo: 
Auditorium Parco della Musica - Roma
Data: 
21/05/2010

A distanza di qualche settimana dall'evento Meet in Town, torno all'Auditorium Parco della Musica per un concerto organizzato dalla Fondazione Santa Cecilia: il ritorno di Philip Glass con il suo ensamble.

Una fresca giornata primaverile accoglie un pubblico romano davvero eterogeneo che si riversa lento nella sala Sinopoli: si parte dagli over 25 fino a coprire tutte le fasce di età superiori, mentre il "look" spazia dai ragazzi in jeans tagliati al ginocchio alle signore in abito da sera.

Non c'è dubbio che questa curiosa miscela sia dovuta alla storia personale del compositore di Baltimora, capace, nell'arco della carriera, di non arroccarsi mai su ortodosse posizioni accademiche, scegliendo un continuo confronto con generi musicali quantomai eterogenei: dal rock di David Bowie alla musica Ambient di Brian Eno, dalle contaminazioni orientali di Ravi Shankar alle colonne sonore per film.

All'arrivo in sala si delinea il quadro tecnico della performance: quattro tastiere e tre elementi ai fiati per un totale di sette; un concerto in due parti (con un bis finale) incentrato sui classici del periodo '60 - '80, con attenzione particolare a rappresentare la variegata produzione del compositore americano.

Il pubblico saluta l'ingresso dei musicisti; poi si comincia.

Ascoltare Glass è come esplorare un frattale musicale; un'immersione completa in strutture ricorsive, racchiuse le le une entro le altre, un viaggio interiore nei meandri di una spirale ipnotica.

Composizioni apparentemente rigide, fredde e severe arrivano facilmente alla componente più ancestrale della mente: cadenze, ritmi, ricorsività, variazioni sono simili a quelle del battito cardiaco o del respiro.

Impressionante l'impatto sulla sfera emotiva; l'esecuzione di Music in Twelve parts (il pezzo più astratto del concerto) riesce a staccare l'attenzione dell'ascoltatore dal contesto reale. Avvolti in un mantra sonoro, trascinati fuori dalla dimensione spaziale e temporale, si approda ad uno stato simil-meditativo dove la musica è catalizzatrice di un'esperienza quasi mistica.

Le contaminazioni di Glass con la tradizione orientale sono note e ben documentate ma dal vivo l'effetto complessivo si arrichisce di un'intensità incredibile.

Spazio quindi a composizioni più descrittive dalla colonna sonora di Koyaanisquatsi.
The grid è la chiave di volta musicale nel capolavoro di Godfrey Reggio, eseguita in forma più breve, mantiene e sottolinea tutta la potenza espressiva dell'opera. Il vortice tumultuoso della vita moderna, meraviglioso e terribile allo stesso tempo, Glass lo racchiude in un pattern musicale maestoso ed essenziale che scava nei meandri più profondi dell'inconscio a scovare speranze e paure dell'uomo contemporaneo.

Anche la memoria visiva è sotto l'influsso di questo incantesimo; riemergono sequenze a velocità accelerata con macchine, pedoni, il percorso del sole e delle nuvole nel cielo, lo skyline di una metropoli: frammenti della pellicola cui questo pezzo è ormai imprescindibilmente legato.

Più delicata e intimista, Facades (*) è la descrizione musicale delle facciate dei palazzi di Wall Street. L'ensamble qui si riduce a soli quattro membri (le tastiere sostituiscono gli archi originali) mentre il ritmo cade e si insinua l'elemento melodico del clarinetto solista, dalla forte connotazione malinconica.
Sicuramente i minuti più emozionali del concerto.

A confermarlo è Buildings, tratta da Einstein on the Beach, una tessitura ritmica di sottofondo elaborata dalle tastiere, su cui emerge imperioso l'assolo del sassofono. Un'esecuzione magistrale, calda, intensa dove sorprende la più marcata interpretazione jazz, rispetto all'originale, più delicata e soffusa.

Il bis, tratto anch'esso da Einstein on the Beach, è Spaceship; prova tecnica impeccabile per un pezzo corale con voce, tastiere e fiati a costruire, minuto dopo minuto, battuta dopo battuta, un complesso e vertiginoso articolato musicale dove la materia prima è sempre una sequenza semplice e lineare.

Concerto memorabile da ogni punto di vista.
Dopo oltre 40 anni di carriera Philip Glass è un punto di riferimento obbligato nella musica colta, d’avanguardia e contemporanea.
Un musicista che ha saputo cercare e trovare nuovi modi di descrivere il mondo moderno, affascinando platee di qualunque generazione ed estrazione musicale.

(*) pezzo scritto originariamente per Koyaanisquatsi ma inserito nel successivo lavoro Glassworks

L'ensamble

  • Philip Glass: compositore, testiere
  • Lisa Bielawa: tastiere, voce
  • David Crowell: sassofono soprano, contralto e tenore
  • Jon Gibsob: flauto sassono soprano
  • Michael Reisman: direttore e tastiere
  • Mick Rossi: tastiere
  • Andrew Sterman: flauto, ottavino, clarinetto basso
  • Dan Dryden: live sound mix
  • Steve Erb: ingegnere del suono onstage

Scaletta

  • Dance Piece n.9 da In The Upper Room (1969)
  • Part 1 and 2 da Music in twelve parts (1971 -1974)
  • The Grid da Koyaanisquatsi (1982)
  • Music in Similar Motion (1969)
  • Building da Einstein on the Beach (1974)
  • Facades da Glassworks (1983)
  • Act III da The Photographer (1983)

(bis) Spaceship da Einstein on the Beach (1974)

Per chi volesse farsi un'idea migliore

Dret


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