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Rock Ace Fest, con Destruction + Vexed + Death Mechanism + Kaledon + Neurasthenia + Guests @ Jailbreak, Roma (01/11/2010)

Concerti  Rock Ace Fest, con Destruction + Vexed + Death Mechanism + Kaledon + Neurasthenia + Guests @ Jailbreak, Roma (01/11/2010)
Informazioni
Anno: 
2010
Luogo: 
Jailbreak, Roma
Data: 
01/11/2010

I Destruction tornano a Roma dopo un anno e mezzo e stavolta tocca al Jailbreak ospitare il ritorno degli alfieri del thrash teutonico; ma la calata dei Destruction non è l’unico motivo per cui vale la pena di essere qui oggi al jailbreak, infatti, per l’occasione la Anger music in collaborazione con la CPA Management, ha organizzato un grande festival con la presenza di alcune delle realtà più interessanti dell’underground italico.

L’onore di aprire le danze spettano ai Motherwing, giovane band romana che scalda i pochi ospiti che già si trovano nel locale con un thrash old style, di buon impatto, anche se i pezzi non brillano certo per l’originalità; il tempo è tiranno, come al solito in queste occasioni, e i Motherwing lasciano il palco dopo un quarto d’ora senza colpirci particolarmente, insomma, senza infamia e senza lode.

Subito dopo salgono sul palco i Crimes e le coordinate rimangono quelle della band di apertura e che caratterizzeranno più o meno tutta la serata, thrash, thrash e ancora thrash!!! I nostri però cantano unicamente in italiano, scelta che rende i brani più accessibili, ma che non sempre da i frutti sperati. Azzeccata (e furbetta) poi la scelta delle cover, un mix di ” Creeping Death”, “Post Mortem” e “Domination” che fa scattare i primi headbanging della serata, anche se il passaggio tra Slayer e Pantera mi è sembrato un po’ confusionario.

Altro cambio di palco e stavolta si cambia anche genere, con i Death of all Gods, giovane band toscana che propone un death metal intransigente, con poche, seppur presenti, parentesi melodiche. Una manciata di brani robusti e lineari, sostenuti da una buona sessione ritmica e dall’incisivo growling di Luigi Valenti, che contribuiscono ad aumentare pian piano la platea del Jailbreak. Un buon gruppo da risentire con più calma, magari per l’uscita del loro primo full-lenght.

E ora il turno dei Graves of Nosgoth, deathsters modenesi, il cui sound è caratterizzato da un mix di heavy e thrash old style, con sfumature death sempre ben evidenti. Non mancano anche delle aperture melodiche con delle clean voices, che rendono più variegata la proposta dei nostri, sempre alternate a parti più classicamente thrash-death. Da sottolineare anche la buona presenza del gruppo sul palco ed in particolare la verve ironica del cantante, che tra un pezzo e l’altro riesce ad intrattenere ottimamente il pubblico.

Nel frattempo il pubblico aumenta pian piano, anche se molti sono ancora fuori, aspettando i gruppi di testa e caricandosi con alcolici vari, e mentre sono fuori anch’io per la mia consueta pausa etilico-tabagistica, perdo un po’ il senso del tempo parlando con nuovi e vecchi amici che ritrovo al Jailbreak; a riportarmi alla realtà sono le note che si iniziano a sentire dall’interno del locale, un suono inaspettato: sono i Karnak.

All’inizio, infatti, i Karnak pareva non dovessero suonare, o meglio, dovevano suonare, ma in un’altra posizione nella bill, credo ci sia stato una sorta di fraintendimento sui tempi, In ogni caso è una fortuna che i Karnak siano della serata, perché il loro brutal-death è davvero pregevole e vengono subito alla mente i richiami dei Nile, soprattutto nelle parti con le voci alternate, senza però le parti più atmosferiche che caratterizzano ogni lavoro della band U.S.A. Il sound dei nostri è più asciutto e tagliente ed un paragone più vicino è di sicuro a band nostrane come gli Hour of Penance, con delle sessioni ritmiche esasperate, infarcite di cambi di tempo e blast beat a raffica, sostenute da Stefano Ruich, fondatore della band. La cosa che più mi stupisce davanti a band del genere è l’apparente semplicità con la quale vengono eseguite strutture melodiche molto complesse e sono convinto che una band come i Karnak, a prescindere dal proprio gusto musicale personale, debba essere ammirata anche solo per questo.

I Karnak lasciano il palco, tra gli applausi e alcuni occhi ancora impressionati dalla loro prestazione, ad un’altra band emiliana, ovvero i Neurasthenia.

A dispetto del look vagamente da blackster, i nostri propongono un mix musicale, dove la colonna portante è sempre di matrice thrash, ma con alcune aperture melodiche sia a livello vocale, che in alcune linee delle chitarre, che hanno un sapore particolarmente power. I riff duri e taglienti della band emiliana, sono quasi sempre intramezzati con chorus melodici, che hanno il duplice vantaggio di rendere facilmente assimilabili le canzoni e di rendere più moderna la loro proposta musicale. Credo che i Neurasthenia possano avere dei margini di miglioramento, ma già ora si dimostrano una buona band, da consigliare a tutti i patiti del genere.

La band che segue è una delle due, che avevamo già avuto modo di intervistare ai Guerrieri del Metallo, ovvero i Kaledon, un’importante realtà della scena epic romana e non solo. Nel corso dell’intervista avevamo anche avuto modo di parlare della differenza tra il pubblico italiano e quello estero, notando come in Italia e in particolare a Roma, ci sia un atteggiamento di forte chiusura verso generi che non siano il proprio e band che non siano quelle preferite. L’esibizione dei Kaledon al Jailbreak ha dimostrato tutto ciò; infatti la platea si è praticamente disinteressata dei nostri, preferendo stare fuori ad aspettare altre band, con le quali andare sul “sicuro”. Certo, la collocazione dei Kaledon, in una bill improntata al thrash, non li ha sicuramente aiutati, ma ci sono festival dove le discrepanze di genere sono ancora più elevate e tuttavia e la gente non scappa in maniera così plateale. E’ un peccato, vedere così poca gente sotto il palco, perché il combo romano sa il fatto suo, riuscendo a non essere mai banale, passando da brani con una maggiore enfasi melodica, ad altri con riff molto thrash oriented, dove troviamo il cantante saper gestire molto bene questi cambi di tema, oltre che avere il merito d provare a scaldare i pochi astanti in sala. Infine la sessione ritmica, potente e precisissima di David Folchitto, che riesce sempre a dare una marcia in più alle band in cui milita. Auguro ai Kaledon di suonare in palchi a loro più consoni, magari al di fuori della stretta Italia, dove sicuramente sapranno farsi notare maggiormente per il loro valore artistico.

A seguire i Death Mechanism, trio thrash-death proveniente da Verona e già attivi da parecchi anni sulla scena. Qualche caratteristica per descriverli? Potenti, veloci e direi maligni! La base del loro sound ha le radici nel thrash di matrice americana, in primis gli Slayer, ma sono ben evidenti anche richiami ai nostrani Necrodeath, soprattutto per quanto riguarda lo screaming di Pozza. Tra riff ossessivi e taglienti ed una batteria al fulmicotone, i Death Mechanism ci regalano un’esibizione veramente esaltante, il primo gruppo che riesce a dare vita ad un pogo degno di questo nome, anche se sarà solo un piccolo assaggio del massacro a venire.

Ci avviciniamo alla fine di questo ricco festival e i traghettatori verso quest’ultima parte sono i lombardi Vexed, anch'essi intervistati ai microfoni di Radio TorVergata.
Scelta più che mai azzeccata, infatti, la band col proprio thrash vecchia maniera sa tenere a bada le molte persone che smaniano per l’entrata in scena degli headliner; i nostri però non hanno niente da invidiare ai big della serata, sia per quanto riguarda la loro musica, diretta, con pochi orpelli, con soluzioni musicali semplici ma efficaci, che prendono a piene mani da quel filone di gruppi, che presero il thrash e lo imbastardirono, lo fecero diventare più duro ed urlato, dando vita alle fondamenta di quello che sarebbe poi stato il primo black, parliamo di gruppi seminali, come gli Hellhammer, i Bathory, ma soprattutto i Venom.

Coerente quindi la scelta della cover, una “Black metal” interpretata con il giusto piglio, che scatena ulteriormente, se ancora ce ne fosse bisogno, tutti i presenti. Ottima anche la presenza sul palco, dove il mattatore è, come spesso accade, il singer Mick, che riesce a tenere sempre viva e palpitante l’attenzione degli astanti.
Se la missione era cercare di mantenere alto il livello di adrenalina della sala, i Vexed ci riescono in pieno, marchiando a fuoco la loro esibizione al Rock Ace Fest.

Dopo una lunga attesa i big arrivano, gli alfieri del thrash made in Germany salgono sul palco e partono premendo il piede sull’acceleratore, piede che rimarrà incollato per quasi tutta la durata dell’esibizione.

Com’è nel loro stile, infatti, i tedeschi preferiscono far parlare la musica, ma tra un pezzo e l’altro c’è il tempo anche per vari siparietti, nel quale Schmier si cimenta con la lingua italiana, anche se le parole sono praticamente solo bestemmioni, parolacce e birra, richiesta in continuazione dai nostri, scenette per me veramente deliziose, che oltre ad intrattenere riescono anche a far prendere un po’ di respiro; i Destruction sono delle ottime macchine da live, ed è poco il tempo per rifiatare tra i vari pezzi che si susseguono come schegge, uno dopo l’altro, passando da grandi classici come Bestial Invasion o Antichrist, a pezzi più recenti come la spaccaossa Thrash Till Death, dando poco spazio all’ultima (ancora per poco) fatica, D.E.V.O.L.U.T.I.O.N.,infatti, a parte la formidabile titletrack, Schmier e soci preferiscono dare spazio giustamente alle grandi hits del passato e chiudono con la storica Total Desaster, tra il delirio generale.

Un giornata lunga, soprattutto per i pochi che come me hanno assistito a tutte le esibizioni, ma, senza ombra di dubbio, ne è valsa la pena. Ancora una volta il Jailbreak regala emozioni, e bisogna ringraziare, oltre ai gestori del locale, anche la Anger Music e Chiara Pellegrini della CPA Management, che è riuscita ancora una volta ad organizzare un grande concerto!

Valerio Tamponi

Citazioni e Riferimenti

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