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To Rococo Rot (+ Robin Guthrie) @ Circolo degli Artisti (Roma 13-02-08) | Radio Tor Vergata
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To Rococo Rot (+ Robin Guthrie) @ Circolo degli Artisti (Roma 13-02-08)

Concerti To Rococo Rot (+ Robin Guthrie) @ Circolo degli Artisti (Roma 13-02-08)
Informazioni
Luogo: 
Roma - Circolo degli Artisti
Data: 
13/02/2008

To Rococo Rot

Stefan Schneider (basso 4 corde, laptop, bass station), Ronald Lippok (batteria, effetti) ed il fratello Robert (live electronics) tornano a Roma nello stesso luogo che li aveva visti protagonisti non meno di due anni fa.
In tour con il nuovo singolo "abc123" la band originaria di Dusseldorf-Berlino riporta nella capitale quel sound sinteticamente raffinato che invase l'Europa alla fine degli anni 90 riportando in auge la scuola teutonica dopo i fasti dei '70. Ed è proprio a quei mostri sacri (Tangerine Dream, Klaus Shulze, Cluster, ecc.ecc.) che la mente è andata, pur considerando le differenze di impostazione e filosofia, notando sul palco la presenza di batteria e basso accanto alla strumentazione elettronica. Non a caso il pubblico è quanto mai eterogeneo: seppur con una maggior rappresentanza di 25-30enni non mancano giovanissimi e attempati signori di mezz'età!
E si parte subito con i tre a dividersi e scambiarsi ruoli di pittori melodico-ritmici o giocando dalle loro rispettive postazioni con ogni tipo di effettistica.
Le tracce sono tutte più lunghe e dilatate rispetto alle incisioni digitali e dopo un inizio "in linea" finiscono per essere fagocitate e degradate in un maelstrom dalla postazione di Robert che si avvale anche di uno strumento azionato dal movimento "aereo" delle mani (usa sorta di Teremin?!) per attivare linee di filtraggio del suono. In queste fasi il concerto tocca i momenti più indefiniti con punte di noise industriale, momenti decisamente improvvisati con uno shift deciso verso atmosfere più ossessive ed astratte. Nel frattempo i ritmi crescono; il suono (dei bassi) si fa sempre più fisico ed incombente mentre la batteria impreziosisce lo scandire ritmico delle basi, per arrivare verso la fine a passaggi decisamente dance-oriented molto apprezzati dal pubblico. Quest'ultimo non si è fatto certo notare per l'educazione: la solita "normale platea" (per il già basso standard romano) chiacchierona e distratta (c'è persino qualcuno che prova a fumare dentro il locale).
Intanto il gruppo esegue i cavalli di battaglia del suo repertorio: "Telema" (e la sua linea melodica che viaggia dal basso 4 corde di Stefan alla sua bass station), "Cars", "Dahlen" e ci ricordano che serata coincide con il compleanno di Robert, e partono gli auguri della sala!
Peccato... si fa davvero tardi e molti dei presenti che riempivano il locale abbandonano (è già Giovedì e tra poco si lavora!) e dopo un po' siamo al bis: un pezzo dilatatissimo con un bel crescendo corale che termina nel più classico degli STOP improvvisi!
Saluti veloci e ci si prepara a tornare a casa.
Un concerto di buon livello che forse meritava una platea meno rumorosa. Il gruppo, da parte sua, ha svolto egregiamente il suo lavoro riproponendo e ristrutturando dal vivo il suo ormai decennale repertorio.

Discografia

  • cd (1996)
  • Veiculo (1997)
  • The Amateur View (1999)
  • Music is a Hungry Ghost (2001)
  • Kölner Brett (2001)
  • Hotel Morgen(2004)
  • Taken From Vinyl (2006)

Robin Guthrie

Lo scozzese di Falkirk, ex membro e co-fondatore dei Cocteau Twins, ha preceduto il trio tedesco con un concerto decisamente ambientale.
Armato di chitarra, laptop ed effetti vari, con supporto di immagini proiettate su schermo, questo ragazzotto taciturno e silenzioso ha lanciato la sua performance nel più classico dei set ambient-soundscapes: note sostenute e dilatatissime con abolizione pressoché totale dell'elemento ritmico. Non poco lo sconcerto del pubblico ( forse accorso in massa per i Berlinesi o forse alla ricerca degli echi di quella popolare ex-band anni 80 sopra citata) che si concretizza con un'abbondante dose di "rumore di fondo" che certo non giova alla fruizione della performance. Sicuramente condizioni non ideali per approcciare la prima parte dell'esibizione che, di suo, non ha brillato forse in originalità. Col passare dei minuti però si inseriscono pezzi più strutturati con la tecnica del layering e anche la ritmica viene a galla in micro-rif di chitarra. Le immagini seguono la musica e si fanno più concrete in un mix un po' scontato ma piacevole. Subliminalmente cominciano ad affiorare, nel lento fiume sonoro, echi e richiami appena accennati a quelle linee melodiche provenienti dell'ingombrante passato del musicista. Mi viene il sospetto che la voglia di affrancarsi dai suoi trascorsi artistici, stia zavorrando pesantemente la performance del chitarrista scozzese che invece da il meglio di se proprio in questi frangenti. Da appassionato, ritengo che essere originali in questo genere musicale è privilegio di pochi ma riuscire ad esprimersi in maniera egregia è alla portata di molti, anche venendo da esperienze musicali assai distanti; penso a grandi nomi degli anni 70-80, autori di veri capolavori ambient nei '90 (es. David Sylvian - Holger Czukay, rispettivamente dai Japan e dai Can).
Probabilmente, oltre a condizioni di sala non idilliache, è forse mancato, da parte dell'artista, un po' di coraggio e convinzione nell'affrontare la serata. Il mancato bis al termine del concerto può essere indicativo.
In sintesi un prova onesta e forse un pubblico poco preparato o sufficientemente educato, per dare a Guthrie le sufficenti motivazioni (qualcuno si è persino avvicinato per chiedermi chi fosse il tipo sul palco e che tipo di musica stesse suonando!).

PS postilla in extremis
Su uno dei tanti opuscoletti che affollano i dispenser dei locali ho trovato questa descrizione sulla musica di Guthrie, nello spazio che ne annunciava il concerto:"suggestioni shoegaze da quello scavezzacollo di Guthrie... Ne sono passati di anni dai Concteau Twins, ma il tiro dream-pop è rimasto lo stesso."
Ecco... poi mi lamento che la gente rumoreggia ai concerti... o non riconosce il genere musicale dell'artista che è venuta a sentire!
Per la cronaca: Guthrie fa musica ambient da almeno 5 anni (vedi album come Imperial, Continental, le collaborazioni con Harold Budd ecc.ecc.) e non penso abbia più molto a che fare con shoegaze o dream-pop...!!

Dret


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