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Sadist+Subliminal Crusher+Ebola+Doomsday @ Jail Break (20/04/08) | Radio Tor Vergata
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Sadist+Subliminal Crusher+Ebola+Doomsday @ Jail Break (20/04/08)

Concerti
Informazioni
Anno: 
2008

Dopo un lungo periodo di latitanza nella Capitale, tornano i Sadist ed è subito show.
L’atmosfera che si respira in un concerto Metal è sempre qualcosa di indescrivibile, perché ogni gruppo ha il suo fascino e la sua storia, ma quando ci si trova davanti a dei mostri sacri del panorama italiano, l’aria si tinge di identità nazionale e i petti si gonfiano d’orgoglio, non solo perché sono un “patrimonio” della scena mondiale, ma proprio perché provenienti dallo stivale.
Una serie di gruppi di eccezione si sono trovati sul palco del Jail Break, giovedì 20 marzo, in un concerto che rasenta la leggenda, ad aprire lo show il gruppo romano Doomsday, che si esibiscono con un carnet di cinque pezzi, introducendo benissimo nelle atmosfere di tecnica e dinamismo che saranno i punti cardine della serata. Il quintetto si difende benissimo sul palco, regalando non solo ritmiche di buon livello, ma anche un discreto show, dettato da Davey, il frontman della band.
È il momento del secondo gruppo della serata, gli Ebola, anch’essi romani, che si esibiscono davanti a un nutrito pubblico con un buon grindcore. Devo dire che il gruppo è cresciuto rispetto a due anni fa, quando mi capitò di vederli per caso al Traffic, all’epoca si esibivano proponendo pezzi in italiano, adesso hanno ampliato il loro repertorio, arricchendolo con brani in lingua inglese che danno un tocco in più ad un lavoro di buon livello, anche la loro attitudine da palco è cresciuta, ma il clou deve ancora arrivare.
Proprio quando si accendono le luci, che sanciscono la fine dello show degli Ebola, sento un breve fremito, perché so che da lì a poco salirà sul palco il gruppo che giustifica la mia presenza lì. Per quanto ai monumentali Sadist si debba assoluto rispetto, se ne deve molto anche alla band umbra che sta per calcare le tavole del Jail Break, ovvero i Subliminal Crusher.
È difficile spiegare l’attaccamento ad un gruppo di cui si sono sentiti solo pochi pezzi, ma probabilmente è giustificato dal live devastante di cui sono stati protagonisti qualche anno fa al Pala Rockness, con un frontman, che ha pochissimo da invidiare a quelli di fama internazionale, supportato da musicisti a dir poco eccezionali, con un attitudine da palco mostruosa. Con un sound che racchiude l’essenza del Death old school, con palesi riferimenti ai Sepultura e a sua Maestà Chuck Schuldiner.
Le luci calano nuovamente, il pubblico è in fermento e il gruppo inizia incalzante e tecnico, è uno spettacolo sentire che il Metal, che mi ha scortato per anni, sia ancora vivo in questa band, che propone in sede live pezzi che esprimono un’emotività senza paragoni. Il sound, ricco e corposo, si fonde magistralmente con il growl di Tooz, che rispetto a qualche anno fa si è calmato, ma forse è solo un’impressione dovuta all’assenza di appoggi e sostegni, che gli permettano le esibizioni di cui si è fatto protagonista a Genzano. Sicuramente c’è da dire che sono cresciuti, e bene, è netta la divisione tra un pezzo e l’altro, lasciando il tempo adatto per essere investiti da applausi e urla più che meritati. Mani alzate per loro. Il pogo sotto palco è sufficientemente discreto, come gli headbangers che seguono le ritmiche, più che subliminali, direi sublimi. Terminano la loro esibizione con un pezzo che definire storico è un eufemismo, perché non è solo un cavallo di battaglia dei Sepultura, ma lo è del Death Metal in generale, Territory.
Con la pace dei sensi in corpo, mi accingo a seguire la storia del Death italiano, di un gruppo che, insieme ai Necrodeath, racchiude l’essenza primordiale della violenza made in Italy, i Sadist.
Calano i teli sul palco del Jail Break, la folla si ammassa sotto il palco, ma l’attesa è lunga, quanto la carriera della band. Finalmente intravedo Trevor, mitico frontman, farsi strada tra la folla e appropinquarsi al palco, “it’s time of violence…let’s get it started”.
Si abbassano le luci e subito l’aria si tinge di maestria ed eleganza, propongono pezzi estratti dal loro ultimo lavoro, l’omonimo “Sadist”, una folla in delirio si affanna sotto il palco, è bellissima la sensazione che si prova, ma il concerto cambia nettamente toni alla frase del cantante “non dimentichiamo le buone maniere, quelle di fare casino e divertirci ai concerti”, quasi da lacrime.
Propongono live tutti i pezzi storici della band, ripescandoli dagli album che hanno scandito il corso di un’evoluzione artistica eccellente, non è un caso se i Sadist sono stati il primo gruppo italiano ad esibirsi in Germania al Wacken Open Air, definito anche il Tempio del Metal.
Canzoni che hanno segnato almeno due generazioni si rincorrono in quel del Jail Break, pezzi come "Perversion Lust Orgasm" e "Christmas Beat" simbolo e monumento dell’album, Crust, che li ha consacrati.
Sul palco oltre ad eccezionali doti artistiche, c’è anche l’istrionismo di Trevor che regala sorrisi e emozioni, la presentazione di Tommy Talamanca è splendida “fate un applauso a questo patrimonio della musica italiana” e lo dice con cognizione di causa, basta sentire un loro album per rendersene conto, splendida anche l’intesa che riescono ad instaurare con il pubblico, che il frontman incita e ringrazia, dando dimostrazione di un giusto connubio di devozione, i fan per i Sadist, i Sadist per i fan.
I Sadist, un pezzo di storia, che continua a portare il vessillo del Metal sul tricolore italiano.
(Stefano Stocchi)


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