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Solar Orchestra - Hearts at Dusk | Radio Tor Vergata
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Solar Orchestra - Hearts at Dusk

Cd-Dvd Musicali Solar Orchestra - Hearts at Dusk
Informazioni
Etichetta, Editore, ecc.: 
Megasound Records
Durata, Lunghezza: 
45 min., 9 tracce
Anno: 
2009

A tre anni dall'esordio di "We are What We Play", i primi giorni d'autunno (uscita per il 15 Ottobre 2008) ci regalano il secondo capitolo targato Solar Orchestra.
Il gruppo nasce come side project di Enrico Angarano, chitarrista, compositore e fondatore (con Fulvio Biondo) dei Solar Lodge: una delle più valide realtà della musica ambient-elettronica italiana a cavallo tra la fine degli anni 80 e il 2002.
La formazione non è cambiata e oltre al leader sono presenti tutti i vecchi amici del progetto Lodge e del precedente album: Fulvio Biondo, Katya Sanna, Gianni Pieri con l'eccezione del solo Roberto Fega. New entry dell'ensamble sono invece Alessandro Bruno e Giulio Caneponi, già membri degli Epsilon Indi (altra formazione di punta dell'elettronica avanguardista romana) e Paolo Feligioni.
Logico sarebbe stato, aspettarsi un sound "in linea" col passato...
Ma questa volta saranno ben poche le occasioni di parallelismo tra le esperienze Lodge/Orchestra; in questa nuova raccolta di 9 tracce, la sterzata stilistica è decisa e spiazzante.
Ripenso a quando ascoltai "We are What We Play" la prima volta, definendolo poi "album di passaggio" per la sua eterogenea natura, e mi ritrovo oggi... a dire che avevo ragione!!
"Hearts at Dusk" esordisce in modo inusuale per gli amanti dell'elettronica in senso stretto, con ben due tracce in formato canzone nei primi tre pezzi (con liriche in inglese) ... e non solo!
Le atmosfere si sciolgono in un sound ibrido dove trovano spazio frammenti di new wave anni 80, elettronica ed echi di post rock.
Il risultato: una miscela che si insinua nell'ascoltatore con uno strano effetto ad infusione "lenta ma progressiva", ascolto dopo ascolto; come in "The Remote Viewer" e "Cassandra Crossing". Mi riprendo da questo shock stilistico davvero inaspettato con "Hearts at Dusk" e "It Was in Summer" dove ritrovo qualche appiglio con le passate esperiensze del gruppo, ma solo in superficie. Sotto la cenere cova infatti un approccio decisamente più psichedelico (nel senso Floydiano del termine), con pezzi ben strutturati con l'elettronica ridotta ad esile tappeto per un palcoscenico fatto di chitarre, violoncello e tromba che si intrecciano ripetutamente in assoli più o meno complessi.
Ma le sorprese non sono finite: "Che almeno sia il Vento" riporta tutto indietro nel tempo. Con liriche in italiano, la terza "canzone" dell'album sembra uscita direttamente da un classico anni 80 dei Concteau Twins e la voce di Katya Sanna contribuisce non poco a quest'effetto, con una partenza tutta in salita...e un finale corale dolcissimo...!
Sembra che gli Orchestra si siano divertiti un mondo, in questo disco... a demolire ogni certezza acquisita dell'ascoltatore, con repentini cambi di stile... Quando ormai raggiungi la consapevolezza che il gruppo ha staccato il biglietto per nuovi orizzonti, eccoli pronti a smentirti:"Once was Noise" (il titolo parla da solo!) è una breve ma intensa citazione delle origini. Strutturata sulla base di "Images Fall Silently", capitolo conclusivo del terzo lavoro dei Lodge, ne riprende, in forma di micro-pattern, la natura statico-ambientale su cui si adagia liquido un assolo di tromba lento e sognante.
Ma il connubio tra ieri e oggi non è solo di stampo evolutivo, sfumato e graduale. La prova è "Another Chemical Chain", e qui serve una spiegazione. "Chemical Chain" era il titolo di un brano apparso nell'ultimo lavoro dei Solar Lodge, per il sottoscritto uno dei loro pezzi migliori. Le aspettative quindi (dopo "Once was Noise") e la curiosità erano notevoli... ma non avevo calcolato la "mutazione genetica" in chiave Orchestra... cui la musica è stata sottoposta. La partenza è una ripresa del vecchio brano: archi e basi elettroniche con percussioni in sottofondo, poi all'improvviso irrompono chitarre e violoncello per una transizione aggressiva di stampo decisamente rock, trascinata da tutto il comparto ritmico. Sono rimasto basito... ma la colpa forse è la mia passione per la musica dei Lodge e lascio a voi il verdetto finale!
Se cercate atmosfere più eteree e sospese dovete aspettare "Ghost Town" e "Last Ride in Darkness" ma anche qui... la chiave di lettura è nuova. La prima è un lungo assolo di violoncello filtrato ad arte da echi e riverberi a dipingere un paesaggio bel rappresentabile dalla copertina del disco: una successione di albe e tramonti tra cielo e mare, dal vago sapore nordico. La seconda, con dedica alla scomparsa di John Balance dei Coil, è l'unico brano puramente elettronico; la chiusura del cerchio, un'ideale ritorno alle origini che riconcilia passato e presente.
In conclusione: un disco vivamente consigliato agli eclettici, a quelli spiriti liberi aperti alle contaminazioni, capaci di spaziare tra stili musicali che coprono l'arco di un ventennio (e forse più).
Sconsigliatissimo ai puristi di un singolo genere... qualunque esso sia! Sempre che non vogliate accettare la sfida... di "Hearts at Dusk".

Dret

Formazione:

  • Enrico Angarano: chitarra, programming, musiche, lyrics.
  • Fulvio Biondo: Programming, basso.
  • Katya Sanna: Vocals, melodie, lyrics.
  • Gianni Pieri: violoncello.Giulio Caneponi: batteria e percussioni.
  • Alessandro Bruno: chitarra, vocals
  • Paolo Feligioni: basso, tromba.

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