Southern Drinkstruction @ Traffic (22/02/2008)
È questo il metal che vogliamo.
La serata inizia con un forte dubbio: riuscirà il nostro eroe ad arrivare al Traffic? Non essendo io di Roma e non essendolo a rigor di logica neanche il mio accompagnatore (Ciampino non è proprio Roma ..), la risposta non è scontata. Girovagando tra G.R.A e Tiburtina i minuti di ritardo aumentano assieme alla mia rabbia per l’alta possibilità di perdere il concerto; dopo il panico provato da me ed il mio fido amico pep nel ritrovarci davanti ad un inaspettato casello, riusciamo finalmente a prendere la strada giusta per arrivare all’ambito Traffic. Fortunatamente i Southern Drinkstruction non avevano ancora iniziato e mi ritrovo nel giro di pochi minuti a fare la conoscenza del loro batterista Eddie.
Già dall’ingresso si respira una fantastica aria familiare, si ride, si beve, si scherza si parla di musica e di serate, ottimo auspicio per il concerto a seguire.
Una saletta semibuia ospita l’esibizione dei Southern, che partono da subito con violenza e senza compromessi con “The Cursed Track”, che mette da subito in mostra l’attitudine live della band e la loro tecnica, alternando classici tempi thrash-oriented a mid-tempo schiacciasassi; i ragazzi che pogano al margine del palco sono un tutt’uno con la band, che oltre a suonare ferocemente e magistralmente, tiene vivo il legame coi fans lanciandoli lattine di birra, e incitandoli a cantare con loro e a sfogare ancora di più la loro voglia di metal. Intanto la musica continua i pezzi si susseguono uno dopo l’altro senza pietà, Eddie corre come un treno e picchia le pelli con precisione clinica, Ordnal alterna riff pieni e taglienti con formidabili e calde linee melodiche e Bastard esalta la folla con la potenza e la profondità della sua voce, sottolineata dalla monumentale “My only Words”, dove la pietra di paragone non può che essere il George Fisher di Gallery of Suicide.
Si passa poi a “Suck. Duck. Truck. Fuck.”, dove emerge a pieno la vena melodica southern rock della band, miscelata con disarmante semplicità alla natura più propriamente thrash-death del combo romano. Ma la cosa che più colpisce è l’assenza di barriere tra band e fans, si sente forte il comune spirito di fratellanza tra gli astanti e i musicisti ed il culmine si ha alla fine, quando l’introduzione di “Vultur Mountain” tarda ad arrivare e la folla urlante si sostituisce alla base.
Sulle note di “Vultur Mountain”, destinata probabilmente a diventare uno dei masterpieces della band si chiude così questa fantastica notte di musica, che conferma una prometentissima band come i Southern Drinkstruction, che avranno di sicuro molto da dire in ambito metal nel futuro prossimo a venire, e conferma che lo spirito metal è ancora vivo e forte.
È questo il metal che vogliamo.
Valerio Tamponi
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