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Toni Servillo @ Auditorium(28 Mag 2007) | Radio Tor Vergata
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Toni Servillo @ Auditorium(28 Mag 2007)

Teatro
Informazioni
Anno: 
2007

Toni Servillo, suppongo Antonio, una persona semplice… ed io che mi aspettavo il Titta di Girolamo delle Conseguenze Dell’Amore, introverso con il cuore di pietra e continuamente assorto nei suoi pensieri… e invece no! Ci troviamo di fronte ad un’artista vero e proprio, con la A maiuscola, come pochi se ne incontrano in questi tempi così bui nel teatro di prosa e nel cinema.

Detto questo, da adesso in poi, tutto quello che dirò sarà estremamente riduttivo per lo spettacolo al quale ho partecipato. Potrò risultare estremo, ma vi assicuro che è realmente così…
Ore 21.00 si smorzano le luci e Toni è lì, al buio, pronto ad entrare, si toglie la giacca, apre la sua cartellina e dice: “Saba, Amai”, il tempo appena di leggere due strofe e viene interrotto da una vocina metallica proveniente da non so dove. Servillo la prima volta finge di non percepire alcun fastidio (da bravo attore ), ma alla seconda volta s’interrompe, esclamando un :”Boh!”con un sorriso talmente solare da far scattare immediatamente l’applauso. Ricomincia da capo con maggiore energia, legge SABA con fermezza e concentrazione, limpido e pulito, un timbro di voce caldo e melodico; il pubblico è attento e interessato, ride alle battute de “la moglie”e sospira con “Genova” di Caproni (l’unica di questo autore), una poesia estremamente ardua da leggere sia per lunghezza che per la difficoltà di pronunciare alcuni versi, ma Toni è un cecchino, la voce è il fucile e la poesia il bersaglio, dritto fino in fondo, io sudavo e soffrivo per lui, ma egli si è limitato a bere un bicchiere d’acqua a fine lettura.

Poi è il momento di Di Giacomo con "Napoli", Servillo interpreta la poesia dando carattere ai personaggi presenti nel testo, alternando il dialetto napoletano alla perfetta dizione italiana. Conclude il ciclo delle opere, se così possiamo dire, dedicate alle città, con Cavalli, l’attore spiega che ha voluto scegliere per l’occasione alcune poesie che in qualche modo, potessero essere raggruppate sotto un denominatore comune, in questo caso le città. La poesia scelta è “ Roma”, poi in successione otto inediti di Franco Marcoaldi e a tempo scaduto dopo avere preso i giusti e meritati applausi, s’accinge all’uscita, quando colto da ripensamenti, torna sul palco, apre la cartellina gialla e con piacere spiega di volerci leggere una poesia che ama molto “Lamento o boria del preticello deriso” di Caproni. Termina, saluta e a gran sorriso e con passo felpato imbocca l’uscita. Con una lettura espressiva di questo calibro, il teatro studio dell’Auditorium di Roma si è affollato di persone, riempiendo il cuore di speranze e orgoglio, per un teatro in decadenza dove è molto difficile trovare qualità. Toni è qualità, toni è passione, è studio, è artista.

Matteo WK


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